PER PATEH NON CHIEDEVAMO EROISMO, MA SOLO UMANITÀ

Il 27 gennaio a Venezia si è consumata la tragedia di Pateh, un ragazzo di 22 anni, proveniente dal Gambia, arrivato in Italia due anni fa: si è gettato nel Canal Grande per suicidarsi. Aveva evidentemente perso tutte le speranze che gli avevano fatto attraversare il Deserto del Sahara e il Mar Mediterraneo.

Le persone presenti hanno trovato il tempo di filmarlo e il coraggio non di gettarsi a salvarlo, ma di insultarlo con frasi razziste, solo per il colore della sua pelle.

Non pretendiamo certo l’eroismo e possiamo capire chi non abbia avuto il coraggio di gettarsi in acqua rischiando la propria vita, ma condanniamo la disumanità di certi commenti, ci preoccupa la mancanza totale di empatia a cui siamo arrivati.

Zaia ha condannato questi comportamenti, ma le sue parole suonano false.

Suonano false perché tutti i discorsi della Lega aizzano all’odio e poi si stupiscono che quest’odio venga esternato.

Probabilmente sono sentimenti che molti hanno sempre provato, ma la condanna etica e il controllo sociale li avevano sempre tenuti a freno. Non si poteva fino a qualche anno fa dire di essere razzisti, oltre a essere eticamente condannabile era socialmente sconveniente e politicamente scorretto. Ora è diventato un vanto, una medaglia di cui far mostra.

Il 27 Gennaio, lo stesso giorno in cui Pateh moriva nel Canal Grande, in molti paesi del mondo si sono svolte attività per ricordare l’orrore della Shoa, ma soprattutto per capire come sia potuto accadere che il razzismo contro gli ebrei abbia portato al genocidio.

È bene ricordare che gli esecutori delle stragi naziste erano persone normali e non crogiolarci nell’idea che fossero mostri e che a noi non potrà mai succedere di cadere così in basso.

Dobbiamo conoscere perché, come ha scritto Primo Levi, “Chi non conosce la storia, è condannato a ripeterla”.

Una fra le molte attività interessanti proposte ai ragazzi delle scuole è quella costruita dalla Shoa Foundation: ai ragazzi si presenta una piramide, che è stata chiamata dagli autori “La piramide dell’odio”. Al vertice della Piramide è posto il genocidio, ma per arrivarci sono indicate tutte le fasi progressive che portano ad un genocidio.

Perché il meccanismo è sempre lo stesso.

In basso, come un inferno dantesco al contrario, ci sono le azioni più lievi: tra gli atteggiamenti basati sul pregiudizio troviamo l’accettare stereotipi, il non respingere le storielle sminuenti, il trovare capri espiatori, come per esempio biasimare le persone per il gruppo di appartenenza.

Un po’ più grave è il secondo gradino: comportamenti basati sul pregiudizio (insultare, ridicolizzare, evitare socialmente, raccontare storielle sminuenti, escludere socialmente); al terzo gradino troviamo la discriminazione (sul lavoro, per l’alloggio, nello studio, compiere atti ostili basati sulla razza, sulla religione, sulla nazionalità, sull’orientamento sessuale o sul sesso di una persona); al penultimo gradino prima di arrivare al genocidio vero e proprio troviamo la violenza, sia contro la proprietà (incendio doloso, profanazione della sacralità di un luogo di culto o di un cimitero) sia contro la persona (minacce, aggressione, terrorismo, omicidio).

Sarebbe interessante chiedere ai nostri ragazzi a che punto della piramide collocano la manifestazione contro l’accoglienza dei profughi al Montello, con lo striscione “Il Montello sarà il vostro inferno”.

A questa manifestazione ha partecipato anche Zaia, governatore della nostra regione, con tutto quello che comporta in termini di legittimazione di un linguaggio così violento da parte di un’autorità istituzionale.

Pensiamo che il dovere delle istituzioni sia prima di tutto di lavorare per la pace sociale, notiamo invece ogni giorno di più che Zaia e la Lega sfruttano il tema dell’immigrazione e dell’accoglienza per puro interesse elettorale, ma aizzare l’odio di molte persone non è una scelta intelligente perché non sai se sarai poi in grado di controllarlo.

Non tutte le piramidi dell’odio portano a genocidi, ma tutti i genocidi sono stati preceduti da questi passaggi di pregiudizio, discriminazione e violenza.

Speriamo sinceramente che  Zaia, Lega e tutti i partiti populisti d’Europa si rendano conto della china discendente a cui i loro atteggiamenti razzisti stanno portando la società, della progressiva disumanizzazione a cui inducono molti loro elettori e non solo.

La condanna di Zaia suona falsa, ma non è ancora troppo tardi per  cambiare rotta e ci auguriamo sinceramente che lo faccia.

 

Giulia Andrian

Referente Forum Immigrazione

Partito Democratico Provincia di Vicenza

 

Veronica Cecconato

Segreteria Provinciale

Partito Democratico Provincia di Vicenza

 

 

 

 

 

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