COMUNICATO STAMPA: PEDEMONTANA VENETA

La Strada Pedemontana Veneta, a cinque anni dall’inizio lavori, è ferma e nessuno stralcio funzionale è completato. L’infrastruttura è inagibile ed il suo completamento è seriamente compromesso.

La Pedemontana doveva essere un’opera al servizio del territorio, gratuita, rispettosa dell’ambiente. Non un’autostrada, ma una tangenziale pedemontana che servisse a razionalizzare il traffico, integrata al sistema infrastrutturale esistente, e costruita con modalità e soluzioni all’insegna della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente.

L’eccessivo dimensionamento ha comportato problemi che, con il tempo, hanno decretato l’insuccesso dell’operazione.

  1. I 90 km di strada comportano un consumo di suolo di 8,5 milioni di mq. Ogni metro di strada pedemontana è come se fosse larga 90 metri, un record.
  2. La scelta autostradale ha comportato la previsione di una mole imponente di opere (sottopassi, gallerie, svincoli, complanari, …) che hanno fatto lievitare i costi fino all’attuale insostenibilità economica.

Da qui la crisi, riconosciuta dal Governato Zaia per la prima volta nel marzo di quest’anno. Assistiamo oggi alla singolare posizione del Presidente Regionale Zaia che intende perseverare mantenendo in piedi una finanza di progetto dove il privato dovrebbe garantire l’Ente Pubblico sulla realizzabilità dell’opera, mentre oggi è l’Ente Pubblico che garantisce il contraente privato che ha firmato un contratto e non è in grado di rispettarlo.

Toccherà al bilancio della Regione Veneto pagare il fallimento del project financing della SPV.

Trecento milioni di euro che Zaia ha deciso di mettere in conto ai Veneti per i prossimi decenni, caricando sulla regione anche il rischio traffico e togliendo ai residenti le esenzioni dei pedaggi.

Questi trecento milioni per la pedemontana significano 300 milioni tolti alla mobilità sostenibile, al trasporto pubblico, al potenziamento delle ferrovie regionali.

La Pedemontana va conclusa, ma non in questo modo e a questo prezzo salatissimo.

Zaia ancora una volta perde l’occasione di riaffidare l’opera, dimagrendone il costo, rivedendone il progetto e migliorandone la funzionalità.

Già nel 2013, quando avrebbe potuto, Zaia ha lasciato le cose come stavano, salvando i peccati originali del project voluto da Galan, e adesso sarà il bilancio della regione a pagare tutti gli errori della coppia Zaia/Galan.

Aumentare la stima del traffico futuro è stata funzionale alla scelta della finanza di progetto come metodo per la sua realizzazione, ma ci sarà abbastanza traffico da ripagare l’investimento fatto? La società concessionaria (SIS) non è disposta a scommettere e ha preferito trasferire il rischio all’ente pubblico tramite clausole ad hoc. Purtroppo la Regione ha deciso di proteggere il concessionario privato assumendosi il rischio traffico.

Oneri finanziari e rischi a carico della Regione, reddito assicurato per il concessionario; così finisce il project financing in salsa veneta.

Aver prima annunciato l’addizionale irpef e poi aver fatto una clamorosa retromarcia non è che un ulteriore segnale dell’incapacità di valutare soluzioni realistiche e lineari che rimettano la pedemontana sui binari della sostenibilità finanziaria e ambientale.

 

A fronte di questo stato di fatto, le alternative sono:

– continuare a mantenere un contratto di Project Financing con la stessa ditta oggi inadempiente;

– mantenere il progetto autostradale scommettendo su flussi di traffico irrealisticamente elevati;

– chiedere ulteriori quote di finanziamento pubblico, da capitoli di spesa inappropriati, e scaricando le proprie responsabilità sul Governo Nazionale;

oppure, al netto anche dei possibili ricorsi alla luce della direttiva UE n. 23/2014 che precisa che deve ritenersi inammissibile una modifica di tal fatta della concessione in corso senza nuova assegnazione, e in attesa delle eventuali controdeduzioni della Corte dei Conti:

rompere i rapporti con un contraente non affidabile;

– rivedere il progetto in modo da garantire il suo completamento e razionalizzare l’opera riportando le geometrie previste ai reali flussi di traffico.

Il PD deve:

– riprendere con forza il tema della programmazione delle opere pubbliche in funzione della reale utilità e fattibilità. Un progetto viene approvato solo davanti ad esigenze reali condivise con il territorio.

– far prevalere nelle sedi istituzionali soluzioni che migliorino la viabilità ordinaria non arrendendosi a scelte sbagliate avallando l’alibi del completamento dell’opera costi quel che costi.

Si auspica che la Regione e in particolare il governatore Zaia, smetta di addossare colpe e responsabilità ad altri e faccia autocritica.

Spettava sicuramente alla Regione affidare l’opera ad un concessionario verificandone le effettive capacità finanziarie, capacità che ad oggi purtroppo sembrano non esserci, per un’opera che ha ed avrà un impatto ambientale e di consumo di suolo che il Veneto non può più permettersi.

 

Veronica Cecconato – Segretaria PDVI

Luigi Creazzo – Responsabile forum ambiente ed infrastrutture

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