Riforma Gelmini: i tagli alla scuola si toccano con mano

  • Pubblicato lunedì 31 maggio 2010 da Federico Ginato

Con la riforma Gelmini si può dire addio ai percorsi individualizzati e addio anche alla qualità dell’insegnamento poiché non si migliora la scuola tagliando gli insegnanti e aumentando il numero degli alunni. La visita alla scuola di Montecchio ci conferma che i tagli indiscriminati di organico avranno un impatto durissimo nelle classi dove il numero di alunni disabili e stranieri è significativo: con l’abolizione delle compresenze e l’avvio del percorso che porterà al docente unico nella suola primaria, si elimineranno automaticamente i percorsi pensati per le categorie in maggiore difficoltà (durante le ore di compresenza uno dei due insegnanti si dedica normalmente al recupero o rinforzo di situazioni problematiche) e si costringeranno gli alunni con DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) come dislessia e disgrazia a rivolgersi ad aiuti privati.

Alla manovra per ridurre i posti in organico si accompagnerà l’aumento del numero degli alunni per classe. Nelle materne l’anno scorso non si poteva costituire una classe se non c’erano almeno 18 bambini (la precedente normativa ne prevedeva 15). Stessa situazione alle elementari, dove nel 2009 il numero minimo è salito da 10 a 15 per classe. Ma non basta. Dal prossimo anno scolastico le scuole dovranno prepararsi alla fase due: dopo avere alzato l’asticella del numero minimo legale (al di sotto del quale non si può istituire una classe) anche il numero massimo di alunni è destinato a salire. Alle elementari e medie avremo classi con 26-27 ragazzi e alle superiori con 30-33.

Altra questione centrale è l’indebitamento delle scuole, nella nostra provincia ci sono istituti che da mesi pagano di tasca loro gli stipendi e non hanno i soldi per le supplenze.

A tutto questo si aggiunge l’assenza totale di strumenti didattici anche banali; mentre viene pubblicizzata la lavagna interattiva multimediale come la frontiera tecnologica che rende gli istituti all’avanguardia, nelle scuole non ci sono soldi per la cancelleria di base e sempre più le insegnanti pagano con i loro soldi ciò che serve agli alunni oppure sono costrette a chiedere aiuto alle famiglie o agli enti locali, già in difficoltà, per le fotocopie, i gessi, il materiale anche per il più semplice progetto didattico

*segretario provinciale del Partito Democratico

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