Stefano Fracasso

“Lo dico senza pregiudiziali politiche, ma da quello che ho ascoltato in quinta commissione regionale la conclusione è semplice: ordinanze e ronde non hanno prodotto nessun effetto sulla riduzione della diffusione della prostituzione in Veneto”. Così il consigliere regionale del Pd Stefano Fracasso commenta i dati presentati durante l’audizione nella Commissione consiliare regionale delle associazioni e degli operatori delle unità di strada che intervengono contro la tratta e lo sfruttamento sessuale in Veneto: almeno 2000 le donne che si prostituiscono in strada nelle principali città venete, il 6% di età inferiore ai 18 anni. Un turn over del 30% annuo, un forte controllo da parte dei racket e quindi condizioni pesanti di sfruttamento e violenza.

Le associazioni e gli operatori hanno chiesto l’audizione preoccupati per il taglio a zero dei già pochi fondi regionali destinati al contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale e delle povertà estreme. La realtà che emerge dal loro racconto è quella di una prostituzione che rimane stabile sulla strada, ma che si moltiplica negli appartamenti, dove più difficile è l’intervento sia delle forze dell’ordine che degli operatori sociali. Contrariamente a quanto si crede, in appartamento lo sfruttamento è maggiore e la possibilità di sfuggire al controllo delle organizzazioni criminali molto difficile. “Sono state oltre 400 le donne che si sono sganciate dallo sfruttamento grazie all’azione della rete di intervento sociale (unità di strada, assistenza sociale e sanitaria, reinserimento lavorativo) che corrispondono ad almeno altrettante denunce nei confronti degli sfruttatori” ha dichiarato Barbara Maculan dell’associazione Mimosa di Padova, a nome di tutte le associazioni e delle cooperative sociali impegnate in Veneto su questo campo.

“Un’azione che rischia di interrompersi bruscamente se non verranno rifinanziati i capitoli regionali che per il momento sono stati azzerati – conclude Fracasso – Se vogliamo guardare all’efficacia delle azioni più che alle posizioni ideologiche bisogna riconoscere che producono più contrasto, protezione sociale e sicurezza, le unità di strada che le ronde e le ordinanze dei sindaci. Quindi mi auguro che l’appello lanciato dalle associazioni venga accolto dal Consiglio Regionale in occasione dell’assestamento di bilancio, rifinanziando i progetti di strada. Dall’altro canto che si faccia nel territorio una seria verifica dei risultati prodotti dalle ordinanze, senza pregiudizi e polemiche: se una cosa non funziona va rivista con molta onestà”.

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