Il dilemma del nucleare

  • lunedì 25 gennaio, ore 20.30, Cinema Campana, Marano Vicentino

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Già da tempo il circolo di Marano aveva in animo di avviare un percorso informativo e formativo su temi energetici, di cui si fa tanto parlare e per cui il governo Berlusconi si sta spendendo solo ed unicamente con l’obiettivo di riproporre per il nostro Paese l’avvio di un programma incentrato sul nucleare.

Come Partito Democratico è evidente la necessità di formarci una opinione seria e concreta, per essere in grado di dire anche ai nostri concittadini (dati di fatto alla mano) quale potrà essere la strada più assennata da percorrere nel futuro per non dipendere dal petrolio, per non avventurarci in un sistema che gli altri stanno abbandonando, per vivere il futuro in modo sostenibile per i nostri figli e le futute generazioni.

Paolo Tracanzan
Coordinatore del circolo di Marano

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4 commenti a "Il dilemma del nucleare"

  1. Eventi per la settimana 25/01-31/01 » PD Vicenza Centro Storico 24 gennaio 2010 - 13:08

    [...] Marano Vicentino Il dilemma del nucleare [...]

  2. carlo Agnolin 29 gennaio 2010 - 10:07

    Mi spiace di non essere potuto venire a questo interessante incontro sul nucleare. Volevo chiedere se fosse possibile avere del materiale sulla serata (video o testi degli interventi). Grazie

  3. Giuseppe 13 febbraio 2010 - 13:58

    È disponibile un resconto della serata sul blog del circolo di Marano.

  4. andreotti alfonso 15 marzo 2011 - 16:31

    LA MISTIFICAZIONE NUCLEARE
    La guerra è una faccenda troppo seria per lasciarla fare ai generali… il nucleare è una faccenda troppo seria per demandarla agli esperti…..

    Non vi è alcun bisogno di essere “esperti” per capire che una Centrale Nucleare a Fissione è intrinsecamente pericolosa: basta avere qualche minima cognizione tecnica.

    Un reattore – qualsiasi sia la tecnologia usata e la “generazione” a cui appartiene – è costituito da elementi di materiale radioattivo (uranio, plutonio) che producono calore a seguito di una “reazione di fissione nucleare a catena”: questo calore viene usato per produrre vapore e quindi energia.

    Perché avvenga una “reazione a catena” deve essere concentrato nel “nocciolo” del reattore un quantitativo di materiale radioattivo sufficiente ad autoalimentare la reazione (massa critica): la “reazione a catena” cessa se io separo fisicamente tra di loro i vari elementi (barre combustibile) di materiale radioattivo che si trovano nel reattore: in altri termini, per spegnere il reattore (e far cessare quindi la produzione di calore/energia) bisogna separare fisicamente tra di loro le barre combustibile del reattore.

    In pratica per controllare la reazione nucleare nel reattore – fino, eventualmente, a spegnerlo – si utilizzano delle “barre di controllo” che vengono interposte tra le “barre combustibile”:

    Il calore prodotto dalla reazione viene asportato da un fluido (spesso acqua), e viene utilizzato, in diversi modi a secondo della tecnologia prescelta, per produrre energia.

    Quale che sia la tecnologia usata e gli accorgimenti di sicurezza, due aspetti non cambiano comunque e costituiscono il vero punto debole di qualunque Centrale Nucleare a Fissione:

    1. nel reattore esiste una “massa critica” di combustibile atomico: se non riesco a controllare la reazione può avvenire:

    o Uno sviluppo di calore tale da portare alla fusione parziale o totale del nocciolo (incidente non solo possibile in linea teorica, ma avvenuto in varie occasioni).

    o Un’esplosione nucleare (incidente, quest’ultimo, poco probabile e mai avvenuto finora, ma in linea teorica possibile).

    2. in caso di problemi, il sistema di asportazione del calore deve continuare a funzionare – almeno per un certo periodo – anche dopo lo “spegnimento” del reattore tramite inserzione delle “barre di controllo” : infatti la produzione di calore continua per un certo periodo anche reattore spento.

    Questi due aspetti sono, dal punto di vista tecnico, irrisolti ed irresolubili e costituiscono i punti deboli delle Centrali Nucleare a Fissione. In particolare:

    1. Non posso in alcun modo avere la certezza di riuscire, in caso di problemi, ad inserire le “barre di controllo” per spegnere il reattore: non esiste in tal senso una sicurezza intrinseca, perché le barre, a seguito di incidente/danneggiamento potrebbero essere danneggiate, deformate e non funzionare in modo corretto. Il fatto che tale evento non sia finora mai avvenuto non significa che non possa avvenire in futuro.

    2. Ancora più critico è il problema di garantire, in condizione di emergenza, l’asportazione del calore dal nocciolo: infatti questa essenziale azione avviene tramite impianti (tubazioni, pompe, valvole) che sono soggetti a guasti o danneggiamenti, per quanto ben progettati. Nel caso che non si riesca ad asportare il calore dal reattore il rischio è che si crei la scissione dell’acqua di refrigerazione in idrogeno ed ossigeno ad elevate pressioni; la bolla di idrogeno può provocare una fortissima esplosione e lo scoperchiamento del reattore…. Ciò è avvenuto – con dinamiche diverse – a Černobyl e Fukushima ed ha rischiato di avvenire a Three Mile Island.
    In realtà, per quanto per la costruzione di una centrale si possa avere adottato misure di sicurezza, come schermature di contenimento in cemento armato e sistemi di refrigerazione passiva, nulla può garantire che incidenti come quelli già avvenuti – o più gravi – possano avvenire in futuro.
    Oltre ai due punti deboli evidenziati sopra, esistono altri due fattori di debolezza “fisiologici” in quanto parte della natura umana, che aggravano la situazione:
    o L’errore umano/l’impreparazione dei tecnici: per quanto possa sembrare strano l’incidente di Černobyl è stato provocato dal comportamento irresponsabile dei tecnici della centrale, quello di Three Mile Island fu dovuto agli errori ed all’impreparazione dei tecnici; solo quello di Fukushima è dovuto ad un evento catastrofico.
    o La carenza di manutenzione: chiunque abbia avuto l’occasione di prendere un treno ha un’idea di che cosa possa portare la mancanza di fondi o la noncuranza.
    Nel caso poi che avvenga un incidente come quello di Černobyl e Fukushima, gli effetti sono talmente devastanti che non hanno paragoni con altri eventi naturali: a Černobyl il fall out radioattivo è stato calcolato dalla IAEA come 400 volte superiore a quello della bomba di Hiroshima, mentre gli effetti dell’incidente a Fukushima continueranno per decenni, quando quelli dello tsunami saranno un lontano ricordo.


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