Sui diritti dei bambini oggi in Italia
- Pubblicato venerdì 20 novembre 2009 da Keren Ponzo
Dici: è faticoso frequentare i bambini.
Hai ragione.
Aggiungi: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, scendere, piegarsi, farsi piccoli.
Ti sbagli.
Non è questo l’aspetto più faticoso.
E’ piuttosto il fatto di essere costretti ad elevarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Di stiracchiarsi, allungarsi, sollevarsi sulle punte dei piedi per non ferirli.
Janusz Korczac
Oggi, 20 novembre 2009, ricorre il ventennale dell’approvazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, ratificata dall’Italia con legge 176 del 27 maggio 1991.
Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, le Nazioni Unite hanno proclamato che l’infanzia ha diritto ad un aiuto e un’assistenza particolari, convinti che le famiglie, unità fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli, DEVE ricevere la protezione e l’assistenza di cui necessita per poter svolgere integralmente il suo ruolo nella collettività.
È ancora così in Italia?
I tagli orizzontali al welfare e alla scuola allontanano sempre di più il raggiungimento degli impegni sottoscritti con la legge del 27 maggio 1991; il governo ha bloccato gli assegni familiari, tagliato i fondi per la pubblica istruzione a qualsiasi livello e impoverito di fatto lo stato sociale. Dalla mancata apertura dei nuovi asili nido pubblici previsti dal governo Prodi, ai tagli indiscriminati all’Università, passando attraverso il mancato incremento degli insegnanti di sostegno a fronte di un innalzamento della richiesta, il governo non si pone di certo dalla parte dei bambini e delle famiglie.
La tendenza alla scarsa natalità nel nostro paese è dunque spiegabile con la volontà di garantire ai propri figli una possibilità maggiore di mobilità sociale verticale: nascono sempre meno bambini perché costano troppo, in un Paese in cui il governo non garantisce né servizi, né assistenza.
Ad esempio, mentre nel Nord Europa, la copertura degli asili nido è elevatissima (garantendo un’economia di lavoro femminile) e il diritto all’istruzione è davvero gratuito fino all’Università, in Italia viviamo una situazione opposta: pochi nidi, offerta formativa non competitiva e costi elevati dei servizi.
Tutto ciò ci permette di essere proiettati verso il futuro? Ci garantisce una preparazione per le future generazioni in grado di supportare il mercato globale? Risponde allo spirito della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia?
Noi crediamo di no.
Il Partito Democratico ha sempre operato scelte tese a sviluppare servizi che, partendo dai bambini e dalle famiglie, garantissero una crescita sociale a tutti i livelli.
Nuovi nidi significano più lavoro femminile; un’offerta formativa adeguata significa una società pronta alle sfide globali; costi sostenibili dei servizi significano maggiore disponibilità economica delle famiglie e, quindi, una società più disponibile ai consumi.
È in un’ottica di confronto che il settore scuola del PD della Provincia di Vicenza, insieme all’ On.Daniela Sbrollini Coordinatrice Regionale della Consulta Rodari, affronterà nell’incontro-dibattito di venerdì 20 novembre a Valdagno il tema “Bambini: diritti al futuro?”, parlando dell’impatto della legge Gelmini in particolare sugli articoli 28 e 29 della Convenzione.
















Un commento a "Sui diritti dei bambini oggi in Italia"
come mai nessuno vi degna di qualche commento?
Rigoni Giuseppe
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