Di qua e di là
- Scritto lunedì 9 novembre 2009 da Adalgiso Barcarolo*
Con una frase ambigua l’aveva preannunciato alla riunione dei commercialisti tenutasi nel ridotto del teatro comunale di Vicenza pochi giorni prima delle primarie del Partito Democratico, Calearo aveva detto “…hum, se vince Bersani potrei pensare ad altro”.
Ed ha pensato ad altro dando le dimissioni dal partito, non da deputato, chissà forse medita di approdare in altri lidi, qualcuno gli ha offerto qualcosa?
Eppure non molto prima alla riunione pubblica al cinema Astra, dove erano state presentate le tre candidature e i programmi che avrebbero concretizzato come segretari di partito, sempre Calearo in un brevissimo intervento diceva che l’importante era eleggere un segretario, e che sebbene lui sostenesse la candidatura di Franceschini sarebbe stato il suo.
Incoerenza, oppure coerenza con il suo essere imprenditore ed ex dirigente dei vertici di Confindustria? , no non è cosa incompatibile eppure è mancato qualcosa.
E’ mancata una onestà intellettuale nei confronti degli elettori che gli hanno conferito il mandato essendo il candidato di partito che non si poteva scegliere, in base alla legge elettorale che dà tutto il potere di scelta alle segreterie dei partiti, e a Roma hanno prevalso altre logiche.
E’ mancata la sua adesione a un partito che in questo attuale momento di crisi fa scelte prioritarie che a lui sembra divergono da immediati giovamenti per la sua attività imprenditoriale, sofferente al pari delle altre delle difficoltà di mercato, se la base vera del ragionamento è questa non doveva candidarsi , almeno nel PD.
E’ mancato nei vertici del partito la visione e l’analisi di questo candidato, dello spessore di aderenza che poteva offrire, in realtà l’errore è stato nel pensarlo come portatore di voti, il suo mondo di Federmeccanica e di imprenditoria vicentina quale lobbie di interesse da avvicinare e ammaliare.
Ora un danno, come elettori subiamo un danno, l’uscita verso lidi sconosciuti oggi di questo onorevole priva il nostro collegio elettorale del suo rappresentante, non possiamo, se rimane deputato sentirci rappresentati da uno che approda in altre forze, magari anche all’opposto della nostra visione del mondo.
In un partito, anche nel nostro, non và bene tutto basta che porti voti, ora il segretario è Bersani, è stato eletto con regole che il partito si è dato, è lui non altri il segretario del partito, ed è importante la dichiarazione che il partito non è espressione e non deve riconoscersi in uno il partito è un organizzazione collegiale che deve essere il partito degli iscritti e degli elettori, non assolutamente il partito di una persona, l’errore più grosso sarebbe questo.
Se a uno va stretto il ruolo di essere un operaio in una squadra di costruttori , in questo caso del PD, e aspira ad essere un direttore deve dimostrare le sue capacità .
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(niente altro per ora)






Un commento a "Di qua e di là"
IL PD vero, quello che doveva negli intenti inglobare tutto il fronte della sinistra, non è mai nato, proprio perchè i vecchi professionisti della politica, dopo aver adottato la sigla dell’omologo partito Americano, hanno usato subito dopo lo strumento delle assemble tutte di sinistra per adottare uno statuto, che nei fatti è assemblearista ed anti democratico, se per democrazzia si intende, dare rappresentanza alla società nelle sue diverse articolazioni, se per democrazzia si intende al contrario un sistema appiattito alla sola massa operaista, allora le cose stanno bene, ma adesso che hanno commesso l’imbratto spingendo il ceto medio e gli imprenditori illuminati tutti nelle mani della destra, di che cosa si lamentano? io avevo parlato chiaro a Vicenza già dalle prime riunioni dentro il Motel Alfa se oltre al simbolo non si adotteranno anche le regole dell’omologo partito Americano, il nuovo PD avrebbe fatto la fine del vecchio PC, ed ora chi dobbiamo ringrazziare? i professionisti della politica che hanno strumentalizzato tutto per impedire il ricambio dentro il partito, e che avrebbe messo in discussione all’improvviso tutti loro?
RIGONI GIUSEPPE
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