26.01.2012 - Giornata della Memoria. Ricordare per poter guardare avanti.

Daniela Sbrollini

Il 27 gennaio 1945 l’armata rossa arrivò e finalmente il mondo cominciò a conoscere l’orrore della Shoah, lo sterminio sistematico degli ebrei, degli zingari, degli omosessuali, dei disabili e degli oppositori politici. Strategia condotta con matematica precisione dai nazisti.

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25.01.2012 - Amianto, Sbrollini: “Positiva l’apertura del Ministro Balduzzi, presto un incontro nazionale sul tema”

Daniela Sbrollini

Mi sembra molto positivo l’impegno assunto dal Ministro della Salute Balduzzi per la convocazione di un incontro nazionale sui temi dell’amianto, delle bonifiche, degli indennizzi alle vittime e ai loro familiari.

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Intervista a Daniela Sbrollini

  • giovedì 28 gennaio 2010

Fonte: Radio Radicale
Materiale distribuito sotto licenza Creative Commons Attribution 2.5 Italy

La superstrada pedemontana veneta

  • lunedì 18 gennaio 2010

Incontro con Giovanni Impastato

  • lunedì 18 gennaio 2010

Giovanni Impastato a Camisano

Giovedì 21 Gennaio alle ore 20.45 presso l’Aula Cobbe a Camisano incontriamo Giovanni Impastato, fratello di Peppino,
ucciso dalla mafia per essersi ribellato alla sua oppressione (anche domestica).
Viene presentato il libro “Resistere a Mafiopoli”, uno spaccato dell’ambiente mafioso, anche quotidiano, che illumina e ci fa capire cosa vuol dire “mentalità mafiosa”, così diffusa anche fuori dalla Sicilia….

Organizzato dai Circoli PD di Camisano, Torri, Quinto, Montegalda, Grumolo, Montegaldella, Grisignano.

La finanziaria degli affari loro

  • Pubblicato sabato 16 gennaio 2010 da Giuseppe Peronato

La finanziaria degli affari loro

*Responsabile della Comunicazione

Il dilemma del nucleare

  • Pubblicato sabato 16 gennaio 2010 da pdmarano

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Già da tempo il circolo di Marano aveva in animo di avviare un percorso informativo e formativo su temi energetici, di cui si fa tanto parlare e per cui il governo Berlusconi si sta spendendo solo ed unicamente con l’obiettivo di riproporre per il nostro Paese l’avvio di un programma incentrato sul nucleare.

Come Partito Democratico è evidente la necessità di formarci una opinione seria e concreta, per essere in grado di dire anche ai nostri concittadini (dati di fatto alla mano) quale potrà essere la strada più assennata da percorrere nel futuro per non dipendere dal petrolio, per non avventurarci in un sistema che gli altri stanno abbandonando, per vivere il futuro in modo sostenibile per i nostri figli e le futute generazioni.

Paolo Tracanzan
Coordinatore del circolo di Marano

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Ieri mattina entro le ore 12.00, come da regolamento approvato dall’Assemblea provinciale del 22 dicembre, sono state presentate in sede PD le candidature per le elezioni regionali di fine marzo.
Sono quattro i candidati che hanno raccolto e depositato le firme necessarie: Mauro Beraldin, Stefano Fracasso, Cristina Ruffato e Maurizio Scalabrin, che andranno ad aggiungersi agli uscenti Berlato Sella e Rizzato.
Sono nomi significativi, frutto di un processo largamente democratico che ha visto coinvolti i circoli già in questa fase iniziale; non è infatti probabilmente mai accaduto che le candidature alle elezioni regionali siano state non solamente proposte dagli iscritti ma anche accolte in toto dalla segreteria provinciale.
La bontà di questo metodo di selezione, votato dall’Assemblea alla presenza dei Coordinatori di circolo e di zona, si evince dai nomi dei candidati: Mauro Beraldin 52 anni, consigliere provinciale e presidente del consiglio comunale bassanese; Stefano Fracasso 46 anni docente, già sindaco di Arzignano e responsabile enti locali del PD provinciale; Cristina Ruffato 45 anni medico e consigliere comunale del PD a Zanè; Maurizio Scalabrin 53 anni già sindaco di Monteccho Maggiore e responsabile ambiente nell’esecutivo vicentino del partito.
Per completare la rosa degli otto, mancano altre due candidature femminili che l’esecutivo provinciale, allargato ai coordinatori di zona, provvederà ad individuare nei prossimi giorni.

L’Assemblea Provinciale del Partito Democratico riunitasi a Vicenza il 22 dicembre ha stabilito le regole per la candidatura a consigliere regionale alle prossime elezioni.

La legge elettorale regionale prevede che in provincia di Vicenza le liste dei partiti per le elezioni regionali siano composte da 8 candidati. Il segretario provinciale Ginato ha presentato quindi la proposta dell’esecutivo provinciale per la composizione delle liste. L’esecutivo, valutando positivamente il lavoro svolto in questi anni in Regione dai consiglieri vicentini, ha chiesto una riconferma per Giuseppe Berlato Sella e Claudio Rizzato qualora intendessero ricandidarsi. Per la scelta degli altri sei candidati in lista, ha proposto invece una consultazione degli iscritti, garantendo comunque la parità di genere.

L’Assemblea provinciale ha accolto le proposte dell’esecutivo e stabilito le regole per la presentazione nelle candidature. Queste devono essere sottoscritte da almeno 100 iscritti al PD, appartenenti ad almeno 5 circoli diversi. Nel caso le candidature superassero il numero di posti disponibili riservati a ciascun genere (50%), saranno sottoposte al voto degli iscritti al Partito provinciale in una consultazione prevista per domenica 24 gennaio.

Il Crocifisso è ben diverso da il crocifisso

  • Pubblicato mercoledì 9 dicembre 2009 da Gigi Manza

Lo scalpore seguito alla sentenza della Corte Europea dei diritti umani, mi ha creato un forte disagio.
Infatti dissento dalla sentenza perché la Corte si è fermata al simbolo, senza andare al suo significato, affermando che “può essere conturbante dal punto di vista emozionale per gli studenti delle scuole”.
Per me, il crocifisso è il richiamo a quel rispetto dei diritti umani che la Corte deve promuovere e salvaguardare. Il Crocifisso si è identificato con tutti i crocifissi della storia.
Con tutti i crocifissi, compresi quelli di culture e religioni diverse da quelle cristiane. Il teologo Andrè Girard, facendo perno sulla passione e morte di Gesù Cristo, qualifica la fede cristiana come “modalità costante di vedere le cose del mondo con l’occhio delle vittime”.
Confermata questa mia convinzione, rifiuto tuttavia la strumentalizzazione non di un simbolo, ma di una persona, il Cristo crocifisso, che va ben oltre la cultura e le tradizioni di un popolo.
Per questo il silenzio sarebbe la scelta più opportuna, ma visto quanto sta succedendo, ritengo opportuno esprimere, sia pure con discrezione, il mio convinto parere.
Antonio Trentin, nel Giornale di Vicenza, esprime un’opinione che condivido pienamente. Egli distingue il Crocifisso con la C maiuscola dai crocifissi con la c minuscola.
La mia riflessione che potrà apparire estemporanea, perché poco o per nulla politica, verte sul Crocifisso con la C maiuscola.
Perché l’unica vera realtà è il Crocifisso con la C maiuscola. Tutto il resto è sovrastruttura.
Enzo Bianchi, monaco della Comunità di Bose, afferma:”Noi rischiamo di scherzare con l’Evangelo quando parliamo di croce o la portiamo ostentandola come segno.
Prendere la Croce significa prendere lo strumento della propria esecuzione, della propria morte, per arrivare al punto di rigettare i detentori di ogni potere”.
Quanto c’entra l’uso che oggi si fa della croce, con questo autentico significato?
Perché è questo il senso vero del Crocifisso.
Perciò dubito della buona fede di quanti si danno da fare, persone e partiti politici in testa, per l’esposizione di questo simbolo.
Mai come ora assistiamo ad una corsa affannosa di coloro che governano le istituzioni, ad affermare il valore del crocifisso con la c minuscola, salvo poi a contraddirsi nella pratica.
Così emerge con evidenza, l’aspirazione a fare del cristianesimo quella che oggi molti teologi definiscono RELIGIONE CIVILE. Il Cristianesimo e il Crocifisso vengono ridotti a semplice “merce” , quasi un prodotto DOC da tutelare.
” Tutelare” che significa rivendicare una identità che si oppone ad altre. Magari dando per scontata l’equazione Cristianesimo = Occidente. 
Ha ragione Trentin quando afferma: “Quanto valgono i Crocifissi in politica lo stanno raccontando le cronache di questi giorni. Non è facile pesare gli effetti della polemica sull’opinione pubblica, ma se in tanti ci si buttano, un mercato evidentemente c’è”.
La croce del Vangelo non ci consegna una cultura, non fa di noi una città chiusa, ma abita le case di tutti gli uomini. Il Crocifisso parla di una sofferenza che accoglie in sé tutte le sofferenze. E’ un segno di straordinaria accoglienza, di unione, non di scontro.
Don Renato Sacco, responsabile di Pax Christi, afferma : ” Sulla Croce c’è il figlio di Dio, sconfitto umanamente in modo totale, accusato dal potere politico e religioso di allora. C’è quel Gesù che ha proclamato le beatitudini della mitezza e della misericordia, che ha scandalizzato perché ha accolto lebbrosi, prostitute, pubblicani, stranieri, poveri disprezzati di ogni genere.
Quel Gesù che possiamo riconoscere nei tanti uomini e donne ancora oggi inchiodati sulla propria croce”. 
Quel Gesù che oggi noi respingiamo in nome di una falsa sicurezza e di tanto probabile consenso elettorale .
E’ sconcertante assistere ad una molteplicità di iniziative o ad affermazioni sacrileghe pronunciate per ben tre volte dal ministro La Russa, alla trasmissione di Rai Uno condotto da Lamberto Sposini e rivolte a quanti vogliono togliere il crocifisso: “Possono morire, possono morire, possono morire”, a cui è seguito l’applauso degli invitati, presenti alla trasmissione.
”Dico la verità – afferma Raniero La Valle – se il Crocifisso diventasse una bandiera di identità, di nazionalismo, di razzismo, di lotta religiosa e se la sua difesa dovesse essere messa nelle mani di La Russa, di Calderoli, di Pera, del Sindaco di Coccaglio, della Lega, di Villa Certosa, e cessasse di essere la memoria di un Dio che si è fatto uomo e continua a salire su tutti i patiboli innalzati dal potere, dal denaro e dalla guerra, allora io non vorrei più vedere un crocifisso in vita mia.
“
Per questi motivi condivido, le affermazioni di un giornale cattolico “Dovremmo ricordarcelo tutti noi, cristiani a orologeria. Per essere credibili nella difesa del Crocifisso, dovremmo rispettarne con coerenza il messaggio. Nella sua interezza. Anche quando è scomodo, controcorrente. Su quella Croce, ancora oggi sono inchiodati tanti “poveri Cristi”, ai margini della società. Abbiamo tolto loro diritti e dignità, respingendoli o sfrattandoli dalle nostre terre e case. Non c’è nulla di più ipocrita, tanto meno cristiano, che strumentalizzare la croce, per affermare un’identità, in opposizione ad altre”.
Altrettanto significative sono le affermazioni del parroco di SS. Trinità e di S. Urbano di Montecchio Maggiore, in merito alla croce posta dall’Amministrazione Comunale: “La Croce, se diventa simbolo di un’idea contro un’altra, di un modo di pensare contro un altro, perde totalmente di significato. Si impugna la croce per darla sulla testa a quelli che non sono come noi.
Le croci che ora vengono piantate non c’entrano nulla con quelle piantate dai nostri padri ai crocicchi delle strade, tra le nostre contrade, sui nostri monti.
Prima di manifestare pubblicamente i nostri valori cristiani piantando croci (o aggiungo io, consegnando crocifissi ai consiglieri comunali imitando il gesto che i vescovi compiono quando offrono il crocifisso ai missionari in partenza per le terre di missione), cerchiamo di viverli questi valori cristiani, magari accogliendo quelle persone che a causa della fame o della guerra, sono costrette a lasciare le proprie terre.
Come cristiani praticanti e non solo di facciata, dobbiamo far sentire il nostro disappunto, quando la Croce, segno distintivo della nostra appartenenza a Cristo, viene usata in maniera polemica contro le persone.
Quando la croce viene usata così, essa non rappresenta più il patibolo sul quale è morto il Signore, ma solo due pali di legno messi insieme”.
Il Crocifisso ci assegna un messaggio di accoglienza e misericordia, e non di scontro, inimicizia e intolleranza tra persone e popoli.

*consigliere provinciale PD

Popoli in fuga. Incontro-dibattito sui conflitti che dividono e ci dividono.

  • Pubblicato lunedì 7 dicembre 2009 da Diego Retis

Popoli in fugaVent’anni fa il muro di Berlino cessava di esistere.
In una notte del 1989 la barriera, costruita decenni prima dai sovietici, veniva abbattuta dalla spinta democratica dei cittadini tedeschi.
Nel giro di un anno, una utopia – la riunificazione delle due germanie – diventava realtà per la volontà politica dei governanti come Kolh e la lungimiranza di statisti come il capo dell’allora Unione Sovietica Mikail Gorbaciov, che preso atto di una sfida perduta contro l’altra superpotenza, gli Stati Uniti, ha preferito guardare alle libertà dei popoli che continuare a combattere contro di esse. Ma nel mondo i muri continuano a dividere.
L’elenco è lungo: dalla enclave spagnola in Marocco alla barriera tra gli Stati Uniti e il Messico, Dalle due Coree alle tensioni tutte europee di Cipro fino alla più dura e sanguinosa barriera mediorientale della Palestina. Un problema che ci riveste di responsabilità in quanto queste genti tentano la salvezza, pagandola anche a caro prezzo, spesso costretti a migrare in altri stati come l’Italia.

L’attuale legislatura italiana tende solo a criminalizzare l’altro come fonte di insicurezza sociale?
Può anche esistere questo problema, ma servono distinzioni e comprensioni. Il titolo della serata “Popoli in Fuga, incontro-dibattito sui conflitti che dividono e ci dividono” sottolinea la necessità di discutere questi temi così lontani, ma così vicini a noi.
A Montecchio Precalcino giovedì 10 dicembre dalle 20,30 centro culturale Teatro Ex Acli di Preara si aprirà un dibattito con il tema la questione israelo-palestinese: è possibile la pace tra i due popoli?
Ospiti del confronto sono Amin Nabulsi, rappresentante dell’Unione Ingegneri Palestinesi in Italia e Gadi Luzzato, docente di Ca’ Foscari di Venezia e rappresentante della Comunità ebraica di Padova. I due relatori si confronteranno in un dibattito aperto per suggerire con il dialogo una alternativa di pace rispetto alle tensioni militari e sociali attuali.
In apertura del dibattito verrà proiettato un montaggio di video diversi comprendenti porzioni di un documentario del 1973, all’indomani della guerra dei Sei Giorni avvenuta nel 1969, proveniente dalle Teche Rai e uno spezzone della situazione attuale nel 2009 in Palestina realizzato da Nandino Capovilla e Piero Fontana.
Ad aprire i lavori sarà un intervento del coordinatore provinciale del Pd di Vicenza Federico Ginato.

Collaboratori dell’iniziativa culturale, organizzata dal circolo del Pd di Montecchio Precalcino, con il sostegno della segreteria provinciale, sono Michela Chimetto e Tiziano Bellin che hanno contribuito a rendere possibile questo dibattito.

*coordinatore del circolo di Montecchio Preacalcino

Calendario degli appuntamenti

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Eventi del 2 febbraio 2012
  • RINVIATA - Tasse: lotta all'evasione e federalismo fiscale

    Dove VICENZA - Villa Lattes in via Thaon di Revel 44

    Cosa RINVIATA A DATA DA DESTINARSI - Serata di dibattito sui temi dell'evasione e sugli effetti del federalismo fiscale sulle casse

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Eventi del 3 febbraio 2012
  • La Giornata della Memoria

    Dove CREAZZO - Saletta Massimo D'Antona, Piazza del Comune 14/b

    Cosa Nei giorni che anche l'Italia dedica alla memoria della SHOAH, il Partito Democratico di Creazzo/Monteviale vuole offrire ai cittadini un'occasione

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