La finanziaria degli affari loro
- Pubblicato sabato 16 gennaio 2010 da Giuseppe Peronato

“Il riequilibrio di genere non è un tema delle donne ma un tema della democrazia”. Lo dichiara Daniela Sbrollini, deputata Pd, in occasione dell’approvazione, oggi, in aula, a Montecitorio, di una legge sulla rappresentanza di genere negli enti locali, che introduce importanti novità rispetto alla presenza di più donne nei luoghi istituzionali.
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Come deputata della provincia di Vicenza, non posso che essere felice per la nomina di Elisabetta Boscolo quale nuova segretaria generale dell’ente. L’aver saputo valorizzare una risorsa interna qualificata e che negli anni ha dimostrato capacità di gestione è un segnale positivo che va sottolineato con forza.
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Già da tempo il circolo di Marano aveva in animo di avviare un percorso informativo e formativo su temi energetici, di cui si fa tanto parlare e per cui il governo Berlusconi si sta spendendo solo ed unicamente con l’obiettivo di riproporre per il nostro Paese l’avvio di un programma incentrato sul nucleare.
Come Partito Democratico è evidente la necessità di formarci una opinione seria e concreta, per essere in grado di dire anche ai nostri concittadini (dati di fatto alla mano) quale potrà essere la strada più assennata da percorrere nel futuro per non dipendere dal petrolio, per non avventurarci in un sistema che gli altri stanno abbandonando, per vivere il futuro in modo sostenibile per i nostri figli e le futute generazioni.
Paolo Tracanzan
Coordinatore del circolo di Marano
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Ieri mattina entro le ore 12.00, come da regolamento approvato dall’Assemblea provinciale del 22 dicembre, sono state presentate in sede PD le candidature per le elezioni regionali di fine marzo.
Sono quattro i candidati che hanno raccolto e depositato le firme necessarie: Mauro Beraldin, Stefano Fracasso, Cristina Ruffato e Maurizio Scalabrin, che andranno ad aggiungersi agli uscenti Berlato Sella e Rizzato.
Sono nomi significativi, frutto di un processo largamente democratico che ha visto coinvolti i circoli già in questa fase iniziale; non è infatti probabilmente mai accaduto che le candidature alle elezioni regionali siano state non solamente proposte dagli iscritti ma anche accolte in toto dalla segreteria provinciale.
La bontà di questo metodo di selezione, votato dall’Assemblea alla presenza dei Coordinatori di circolo e di zona, si evince dai nomi dei candidati: Mauro Beraldin 52 anni, consigliere provinciale e presidente del consiglio comunale bassanese; Stefano Fracasso 46 anni docente, già sindaco di Arzignano e responsabile enti locali del PD provinciale; Cristina Ruffato 45 anni medico e consigliere comunale del PD a Zanè; Maurizio Scalabrin 53 anni già sindaco di Monteccho Maggiore e responsabile ambiente nell’esecutivo vicentino del partito.
Per completare la rosa degli otto, mancano altre due candidature femminili che l’esecutivo provinciale, allargato ai coordinatori di zona, provvederà ad individuare nei prossimi giorni.
L’Assemblea Provinciale del Partito Democratico riunitasi a Vicenza il 22 dicembre ha stabilito le regole per la candidatura a consigliere regionale alle prossime elezioni.
La legge elettorale regionale prevede che in provincia di Vicenza le liste dei partiti per le elezioni regionali siano composte da 8 candidati. Il segretario provinciale Ginato ha presentato quindi la proposta dell’esecutivo provinciale per la composizione delle liste. L’esecutivo, valutando positivamente il lavoro svolto in questi anni in Regione dai consiglieri vicentini, ha chiesto una riconferma per Giuseppe Berlato Sella e Claudio Rizzato qualora intendessero ricandidarsi. Per la scelta degli altri sei candidati in lista, ha proposto invece una consultazione degli iscritti, garantendo comunque la parità di genere.
L’Assemblea provinciale ha accolto le proposte dell’esecutivo e stabilito le regole per la presentazione nelle candidature. Queste devono essere sottoscritte da almeno 100 iscritti al PD, appartenenti ad almeno 5 circoli diversi. Nel caso le candidature superassero il numero di posti disponibili riservati a ciascun genere (50%), saranno sottoposte al voto degli iscritti al Partito provinciale in una consultazione prevista per domenica 24 gennaio.
Lo scalpore seguito alla sentenza della Corte Europea dei diritti umani, mi ha creato un forte disagio.
Infatti dissento dalla sentenza perché la Corte si è fermata al simbolo, senza andare al suo significato, affermando che “può essere conturbante dal punto di vista emozionale per gli studenti delle scuole”.
Per me, il crocifisso è il richiamo a quel rispetto dei diritti umani che la Corte deve promuovere e salvaguardare. Il Crocifisso si è identificato con tutti i crocifissi della storia.
Con tutti i crocifissi, compresi quelli di culture e religioni diverse da quelle cristiane. Il teologo Andrè Girard, facendo perno sulla passione e morte di Gesù Cristo, qualifica la fede cristiana come “modalità costante di vedere le cose del mondo con l’occhio delle vittime”.
Confermata questa mia convinzione, rifiuto tuttavia la strumentalizzazione non di un simbolo, ma di una persona, il Cristo crocifisso, che va ben oltre la cultura e le tradizioni di un popolo.
Per questo il silenzio sarebbe la scelta più opportuna, ma visto quanto sta succedendo, ritengo opportuno esprimere, sia pure con discrezione, il mio convinto parere.
Antonio Trentin, nel Giornale di Vicenza, esprime un’opinione che condivido pienamente. Egli distingue il Crocifisso con la C maiuscola dai crocifissi con la c minuscola.
La mia riflessione che potrà apparire estemporanea, perché poco o per nulla politica, verte sul Crocifisso con la C maiuscola.
Perché l’unica vera realtà è il Crocifisso con la C maiuscola. Tutto il resto è sovrastruttura.
Enzo Bianchi, monaco della Comunità di Bose, afferma:”Noi rischiamo di scherzare con l’Evangelo quando parliamo di croce o la portiamo ostentandola come segno.
Prendere la Croce significa prendere lo strumento della propria esecuzione, della propria morte, per arrivare al punto di rigettare i detentori di ogni potere”.
Quanto c’entra l’uso che oggi si fa della croce, con questo autentico significato?
Perché è questo il senso vero del Crocifisso.
Perciò dubito della buona fede di quanti si danno da fare, persone e partiti politici in testa, per l’esposizione di questo simbolo.
Mai come ora assistiamo ad una corsa affannosa di coloro che governano le istituzioni, ad affermare il valore del crocifisso con la c minuscola, salvo poi a contraddirsi nella pratica.
Così emerge con evidenza, l’aspirazione a fare del cristianesimo quella che oggi molti teologi definiscono RELIGIONE CIVILE. Il Cristianesimo e il Crocifisso vengono ridotti a semplice “merce” , quasi un prodotto DOC da tutelare.
” Tutelare” che significa rivendicare una identità che si oppone ad altre. Magari dando per scontata l’equazione Cristianesimo = Occidente.
Ha ragione Trentin quando afferma: “Quanto valgono i Crocifissi in politica lo stanno raccontando le cronache di questi giorni. Non è facile pesare gli effetti della polemica sull’opinione pubblica, ma se in tanti ci si buttano, un mercato evidentemente c’è”.
La croce del Vangelo non ci consegna una cultura, non fa di noi una città chiusa, ma abita le case di tutti gli uomini. Il Crocifisso parla di una sofferenza che accoglie in sé tutte le sofferenze. E’ un segno di straordinaria accoglienza, di unione, non di scontro.
Don Renato Sacco, responsabile di Pax Christi, afferma : ” Sulla Croce c’è il figlio di Dio, sconfitto umanamente in modo totale, accusato dal potere politico e religioso di allora. C’è quel Gesù che ha proclamato le beatitudini della mitezza e della misericordia, che ha scandalizzato perché ha accolto lebbrosi, prostitute, pubblicani, stranieri, poveri disprezzati di ogni genere.
Quel Gesù che possiamo riconoscere nei tanti uomini e donne ancora oggi inchiodati sulla propria croce”.
Quel Gesù che oggi noi respingiamo in nome di una falsa sicurezza e di tanto probabile consenso elettorale .
E’ sconcertante assistere ad una molteplicità di iniziative o ad affermazioni sacrileghe pronunciate per ben tre volte dal ministro La Russa, alla trasmissione di Rai Uno condotto da Lamberto Sposini e rivolte a quanti vogliono togliere il crocifisso: “Possono morire, possono morire, possono morire”, a cui è seguito l’applauso degli invitati, presenti alla trasmissione.
”Dico la verità – afferma Raniero La Valle – se il Crocifisso diventasse una bandiera di identità, di nazionalismo, di razzismo, di lotta religiosa e se la sua difesa dovesse essere messa nelle mani di La Russa, di Calderoli, di Pera, del Sindaco di Coccaglio, della Lega, di Villa Certosa, e cessasse di essere la memoria di un Dio che si è fatto uomo e continua a salire su tutti i patiboli innalzati dal potere, dal denaro e dalla guerra, allora io non vorrei più vedere un crocifisso in vita mia.
“
Per questi motivi condivido, le affermazioni di un giornale cattolico “Dovremmo ricordarcelo tutti noi, cristiani a orologeria. Per essere credibili nella difesa del Crocifisso, dovremmo rispettarne con coerenza il messaggio. Nella sua interezza. Anche quando è scomodo, controcorrente. Su quella Croce, ancora oggi sono inchiodati tanti “poveri Cristi”, ai margini della società. Abbiamo tolto loro diritti e dignità, respingendoli o sfrattandoli dalle nostre terre e case. Non c’è nulla di più ipocrita, tanto meno cristiano, che strumentalizzare la croce, per affermare un’identità, in opposizione ad altre”.
Altrettanto significative sono le affermazioni del parroco di SS. Trinità e di S. Urbano di Montecchio Maggiore, in merito alla croce posta dall’Amministrazione Comunale: “La Croce, se diventa simbolo di un’idea contro un’altra, di un modo di pensare contro un altro, perde totalmente di significato. Si impugna la croce per darla sulla testa a quelli che non sono come noi.
Le croci che ora vengono piantate non c’entrano nulla con quelle piantate dai nostri padri ai crocicchi delle strade, tra le nostre contrade, sui nostri monti.
Prima di manifestare pubblicamente i nostri valori cristiani piantando croci (o aggiungo io, consegnando crocifissi ai consiglieri comunali imitando il gesto che i vescovi compiono quando offrono il crocifisso ai missionari in partenza per le terre di missione), cerchiamo di viverli questi valori cristiani, magari accogliendo quelle persone che a causa della fame o della guerra, sono costrette a lasciare le proprie terre.
Come cristiani praticanti e non solo di facciata, dobbiamo far sentire il nostro disappunto, quando la Croce, segno distintivo della nostra appartenenza a Cristo, viene usata in maniera polemica contro le persone.
Quando la croce viene usata così, essa non rappresenta più il patibolo sul quale è morto il Signore, ma solo due pali di legno messi insieme”.
Il Crocifisso ci assegna un messaggio di accoglienza e misericordia, e non di scontro, inimicizia e intolleranza tra persone e popoli.
Vent’anni fa il muro di Berlino cessava di esistere.
In una notte del 1989 la barriera, costruita decenni prima dai sovietici, veniva abbattuta dalla spinta democratica dei cittadini tedeschi.
Nel giro di un anno, una utopia – la riunificazione delle due germanie – diventava realtà per la volontà politica dei governanti come Kolh e la lungimiranza di statisti come il capo dell’allora Unione Sovietica Mikail Gorbaciov, che preso atto di una sfida perduta contro l’altra superpotenza, gli Stati Uniti, ha preferito guardare alle libertà dei popoli che continuare a combattere contro di esse. Ma nel mondo i muri continuano a dividere.
L’elenco è lungo: dalla enclave spagnola in Marocco alla barriera tra gli Stati Uniti e il Messico, Dalle due Coree alle tensioni tutte europee di Cipro fino alla più dura e sanguinosa barriera mediorientale della Palestina. Un problema che ci riveste di responsabilità in quanto queste genti tentano la salvezza, pagandola anche a caro prezzo, spesso costretti a migrare in altri stati come l’Italia.
L’attuale legislatura italiana tende solo a criminalizzare l’altro come fonte di insicurezza sociale?
Può anche esistere questo problema, ma servono distinzioni e comprensioni. Il titolo della serata “Popoli in Fuga, incontro-dibattito sui conflitti che dividono e ci dividono” sottolinea la necessità di discutere questi temi così lontani, ma così vicini a noi.
A Montecchio Precalcino giovedì 10 dicembre dalle 20,30 centro culturale Teatro Ex Acli di Preara si aprirà un dibattito con il tema la questione israelo-palestinese: è possibile la pace tra i due popoli?
Ospiti del confronto sono Amin Nabulsi, rappresentante dell’Unione Ingegneri Palestinesi in Italia e Gadi Luzzato, docente di Ca’ Foscari di Venezia e rappresentante della Comunità ebraica di Padova. I due relatori si confronteranno in un dibattito aperto per suggerire con il dialogo una alternativa di pace rispetto alle tensioni militari e sociali attuali.
In apertura del dibattito verrà proiettato un montaggio di video diversi comprendenti porzioni di un documentario del 1973, all’indomani della guerra dei Sei Giorni avvenuta nel 1969, proveniente dalle Teche Rai e uno spezzone della situazione attuale nel 2009 in Palestina realizzato da Nandino Capovilla e Piero Fontana.
Ad aprire i lavori sarà un intervento del coordinatore provinciale del Pd di Vicenza Federico Ginato.
Collaboratori dell’iniziativa culturale, organizzata dal circolo del Pd di Montecchio Precalcino, con il sostegno della segreteria provinciale, sono Michela Chimetto e Tiziano Bellin che hanno contribuito a rendere possibile questo dibattito.
È una ben triste giornata quella che ricorre oggi, 25 novembre!
Una giornata per ricordare quanto sia diffusa la violenza sulle donne, violenza che viene esercitata in piccolissima percentuale in luoghi pubblici, da parte di estranei e che invece risulta annidata tra le pareti domestiche, ad opera delle persone che più dovrebbero proteggere, sostenere, condividere un progetto di vita comune.
È una giornata difficile, perché anche le Parlamentari europee confermano la cruda realtà dei fatti: le donne stesse, in tutta Europa, non considerano un reato la violenza domestica (98% delle intervistate) e quindi assegnano una dimensione “di scusabilità”, di dialettica coniugale a situazioni anche gravissime, che spesso ritroviamo poi nella cronaca nera.
È perciò evidente che il cammino da fare è ancora molto lungo, la sensibilizzazione contro le violenze domestiche deve essere portata all’interno dei gruppi di discussione, dentro ai luoghi di aggregazione delle donne, in primo luogo, e poi deve diventare motivo di confronto, anche aspro, nella società in genere. Perché è pure molto evidente che non è la denuncia dei casi già avvenuti che può migliorare la qualità della vita delle donne e delle famiglie, ma una reale prevenzione psicologica.
Infatti, ci si è chiesto molto spesso quali siano i meccanismi che trasformano un mite marito e padre in un energumeno che sfoga le proprie frustrazioni sulle persone indifese che si trova in casa!
Non è facile rispondere!
E non è facile immaginare un miglioramento della situazione esistente, considerando il sovraccarico di preoccupazioni che la crisi economica, con la perdita del lavoro e l’inquietudine per il futuro, potrà rovesciare addosso alle famiglie.
Certo non basta dire che si deve eliminare la debolezza per raddrizzare i “rapporti di forza” di un legame, come quello matrimoniale e familiare, che dovrebbe essere improntato al reciproco sostegno e solidarietà. Non è sufficiente quindi dare più forza alle donne, anche se può essere una strada da percorrere per mille altri motivi.
Sappiamo però che un deterrente formidabile contro comportamenti aberranti è il controllo sociale!
Ecco allora che dobbiamo marcare con forza questa giornata, per dare coraggio alle donne di denunciare i soprusi, per incentivare comportamenti di supporto nelle autorità di polizia, per far applicare i giusti protocolli negli ambulatori dei Pronto Soccorsi, per avere giusti e rapidi processi in modo da far uscire allo scoperto il problema e cominciare a valutare la grandezza di tutto l’iceberg.
Il rimedio vero, però, la grande utopia, è pensare ad una società che alleva i suoi figli, maschi e femmine, nel rispetto reciproco e nella valorizzazione delle particolarità di ciascuno.
Certamente è un sogno, ma un grande partito politico come il nostro, come il Partito Democratico, deve proporre anche uno stile di vita che rispecchi i nostri ideali, tra cui annoveriamo il concetto di una vera uguaglianza delle persone, nel rispetto delle differenze.
Mercoledì 25 novembre alle ore 20:30 nella sede dell’Informagiovani a Vicenza in contrà delle Barche 55 (di fronte al teatro Astra) si terrà l’iniziativa “2009: ancora omofobia?” organizzata dai Giovani Democratici della provincia di Vicenza (in collaborazione con la Rete degli studenti e Aletheia).
Gli ospiti saranno Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, deputato per i Democratici di Sinistra dal 2001 al 2008 e storico esponente dei movimenti omosessuali e Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani Democratici. Il moderatore sarà Enrico Peroni, presidente di Aletheia (associazione LGBT vicentina). Il dibattito andrà ad affrontare la tematica dell’omofobia sotto diversi profili: si partirà dalla “legge Concia”, affossata un mese fa in Parlamento, che prevedeva l’aggravante della discriminazione sessuale per le aggressioni personali, per arrivare alla discussione sui diritti civili, tema sul quale l’Italia è in pesantissimo ritardo rispetto agli altri paesi europei.
La fase congressuale ha permesso al Partito Democratico di tornare a fare politica, quella vera: abbiamo ricominciato a parlare di temi importanti, ad interagire con i diversi mondi che compongono la società italiana. Ora però non possiamo fermarci altrimenti torneremo ad avvitarci nello sterile dibattito interno che ci ha bloccato nell’ultimo anno: dobbiamo continuare a promuovere incontri sui territori, lavorando per la creazione di una chiara e forte identità del nostro partito. E come giovani di sicuro non possiamo e non vogliamo tirarci indietro.

La squadra di Federico Ginato, segretario provinciale del PD vicentino, è già operativa. I componenti dell’organismo che avrà il compito di affiancare Ginato alla guida del partito vicentino sono 16 di cui il 40% donne e un’età media di 38 anni.
“Per due anni il Partito Democratico ha lavorato necessariamente sul fronte interno visto che si trattava di costituire una partito nuovo” – spiega Ginato – “Adesso vogliamo guardare fuori. Anzi, è proprio fuori, in mezzo alla gente, che vogliamo stare. Ecco il perché di una grande squadra. La considero grande soprattutto per la qualità dei suoi singoli componenti, per la competenza, l’autorevolezza e la passione che hanno già ampiamente dimostrato nei compiti che hanno svolto precedentemente. Sono sicuro che diventeranno altrettanti i punti di forza sui quali il PD vicentino potrà far leva per realizzare gli obiettivi ambiziosi che si sta ponendo.”
Agli indispensabili ruoli operativi ed organizzativi, si è voluto mettere assieme delle vere e proprie responsabilità settoriali, per essere in grado di affrontare al meglio i temi che determinano e determineranno il futuro della nostra società: sostenibilità ambientale ed energia, immigrazione, sicurezza, lavoro e impresa, servizi sociali e sanitari, scuola e cultura, sviluppo economico.
Nel nuovo esecutivo si mescolano infatti una quantità straordinaria di competenze: persone di consolidata esperienza amministrativa come Emilia Laugelli (per molti anni assessore al sociale nel comune di Schio), Maurizio Scalabrin e Stefano Fracasso (che sono stati sindaci di comuni importanti come Montecchio Maggiore ed Arzignano) e Antonio Dalla Pozza (attuale assessore alla sicurezza a Vicenza) lavoreranno, per esempio, al fianco di ragazzi molto giovani che fanno parte dell’esecutivo non tanto in quanto giovani ma per aver già dimostrato capacità, energia e voglia di fare. Si tratta di Giacomo Possamai, 19 anni (che è stato coordinatore della mozione Bersani ed è segretario provinciale dei giovani democratici), di Enrico Peroni, 22 anni (coordinatore della mozione Marino), Davide Cadore, 27 anni (che è stato candidato sindaco a Sandrigo nelle ultime amministrative), Giuseppe Peronato, 20 anni (membro dell’assemblea nazionale del PD) e Chiara Luisetto, 26 anni (consigliere comunale di Nove).
“Vista la difficile situazione economica che colpisce pesantemente anche la nostra provincia, ho voluto prendermi carico personalmente del settore economia – continua Ginato – In questi giorni lavoreremo per strutturare dei tavoli di concertazione organizzati su macro-aree territoriali; voglio coinvolgere i dirigenti locali del PD, gli amministratori locali, i rappresentanti delle associazioni di categoria, dei sindacati di zona, del mondo dell’associazionismo e del volontariato presenti nelle nostre comunità con l’obiettivo di arrivare ad articolare proposte comuni per il rilancio delle nostre economie locali. Penso sia necessario partire dalle nostre comunità per ricominciare a tessere quella rete che fino a qualche decennio fa caratterizzava fortemente il nostro Veneto e che, a mio avviso, potrebbe essere davvero non solo una rete di salvataggio ma anche uno dei pilastri sui quali costruire una maggiore competitività del nostro territorio”.
Esecutivo provinciale con relative competenze:
Meri Ballico – Tesoreria
Davide Cadore – Formazione
Stefano Fracasso – Enti Locali
Chiara Luisetto – Responsabile Segreteria
Giuseppe Peronato – Comunicazione
Giacomo Possamai – Giovani
Fabio Siviero – Organizzazione
Loredana Calgaro – Volontariato/Associazionismo
Antonio Marco Dalla Pozza – Sicurezza
Emilia Laugelli – Sociale/Immigrazione
Enrico Peroni – Politiche Europee
Marina Petroni – Pari opportunità
Keren Ponzo – Scuola
Giovanni Reginato – Sanità
Maurizio Scalabrin – Energia/Ambiente/Green Economy
Erik Sortinelli – Cultura