Il Crocifisso è ben diverso da il crocifisso
- Scritto mercoledì 9 dicembre 2009 da Gigi Manza*
Lo scalpore seguito alla sentenza della Corte Europea dei diritti umani, mi ha creato un forte disagio.
Infatti dissento dalla sentenza perchĂ© la Corte si è fermata al simbolo, senza andare al suo significato, affermando che “può essere conturbante dal punto di vista emozionale per gli studenti delle scuole”.
Per me, il crocifisso è il richiamo a quel rispetto dei diritti umani che la Corte deve promuovere e salvaguardare. Il Crocifisso si è identificato con tutti i crocifissi della storia.
Con tutti i crocifissi, compresi quelli di culture e religioni diverse da quelle cristiane. Il teologo Andrè Girard, facendo perno sulla passione e morte di GesĂą Cristo, qualifica la fede cristiana come “modalitĂ costante di vedere le cose del mondo con l’occhio delle vittime”.
Confermata questa mia convinzione, rifiuto tuttavia la strumentalizzazione non di un simbolo, ma di una persona, il Cristo crocifisso, che va ben oltre la cultura e le tradizioni di un popolo.
Per questo il silenzio sarebbe la scelta più opportuna, ma visto quanto sta succedendo, ritengo opportuno esprimere, sia pure con discrezione, il mio convinto parere.
Antonio Trentin, nel Giornale di Vicenza, esprime un’opinione che condivido pienamente. Egli distingue il Crocifisso con la C maiuscola dai crocifissi con la c minuscola.
La mia riflessione che potrĂ apparire estemporanea, perchĂ© poco o per nulla politica, verte sul Crocifisso con la C maiuscola.
PerchĂ© l’unica vera realtà è il Crocifisso con la C maiuscola. Tutto il resto è sovrastruttura.
Enzo Bianchi, monaco della ComunitĂ di Bose, afferma:”Noi rischiamo di scherzare con l’Evangelo quando parliamo di croce o la portiamo ostentandola come segno.
Prendere la Croce significa prendere lo strumento della propria esecuzione, della propria morte, per arrivare al punto di rigettare i detentori di ogni potere”.
Quanto c’entra l’uso che oggi si fa della croce, con questo autentico significato?
PerchĂ© è questo il senso vero del Crocifisso.
Perciò dubito della buona fede di quanti si danno da fare, persone e partiti politici in testa, per l’esposizione di questo simbolo.
Mai come ora assistiamo ad una corsa affannosa di coloro che governano le istituzioni, ad affermare il valore del crocifisso con la c minuscola, salvo poi a contraddirsi nella pratica.
Così emerge con evidenza, l’aspirazione a fare del cristianesimo quella che oggi molti teologi definiscono RELIGIONE CIVILE. Il Cristianesimo e il Crocifisso vengono ridotti a semplice “merce” , quasi un prodotto DOC da tutelare.
” Tutelare” che significa rivendicare una identitĂ che si oppone ad altre. Magari dando per scontata l’equazione Cristianesimo = Occidente. 
Ha ragione Trentin quando afferma: “Quanto valgono i Crocifissi in politica lo stanno raccontando le cronache di questi giorni. Non è facile pesare gli effetti della polemica sull’opinione pubblica, ma se in tanti ci si buttano, un mercato evidentemente c’è”.
La croce del Vangelo non ci consegna una cultura, non fa di noi una cittĂ chiusa, ma abita le case di tutti gli uomini. Il Crocifisso parla di una sofferenza che accoglie in sĂ© tutte le sofferenze. E’ un segno di straordinaria accoglienza, di unione, non di scontro.
Don Renato Sacco, responsabile di Pax Christi, afferma : ” Sulla Croce c’è il figlio di Dio, sconfitto umanamente in modo totale, accusato dal potere politico e religioso di allora. C’è quel GesĂą che ha proclamato le beatitudini della mitezza e della misericordia, che ha scandalizzato perchĂ© ha accolto lebbrosi, prostitute, pubblicani, stranieri, poveri disprezzati di ogni genere.
Quel GesĂą che possiamo riconoscere nei tanti uomini e donne ancora oggi inchiodati sulla propria croce”. 
Quel GesĂą che oggi noi respingiamo in nome di una falsa sicurezza e di tanto probabile consenso elettorale .
E’ sconcertante assistere ad una molteplicitĂ di iniziative o ad affermazioni sacrileghe pronunciate per ben tre volte dal ministro La Russa, alla trasmissione di Rai Uno condotto da Lamberto Sposini e rivolte a quanti vogliono togliere il crocifisso: “Possono morire, possono morire, possono morire”, a cui è seguito l’applauso degli invitati, presenti alla trasmissione.
”Dico la veritĂ – afferma Raniero La Valle – se il Crocifisso diventasse una bandiera di identitĂ , di nazionalismo, di razzismo, di lotta religiosa e se la sua difesa dovesse essere messa nelle mani di La Russa, di Calderoli, di Pera, del Sindaco di Coccaglio, della Lega, di Villa Certosa, e cessasse di essere la memoria di un Dio che si è fatto uomo e continua a salire su tutti i patiboli innalzati dal potere, dal denaro e dalla guerra, allora io non vorrei piĂą vedere un crocifisso in vita mia.
“
Per questi motivi condivido, le affermazioni di un giornale cattolico “Dovremmo ricordarcelo tutti noi, cristiani a orologeria. Per essere credibili nella difesa del Crocifisso, dovremmo rispettarne con coerenza il messaggio. Nella sua interezza. Anche quando è scomodo, controcorrente. Su quella Croce, ancora oggi sono inchiodati tanti “poveri Cristi”, ai margini della societĂ . Abbiamo tolto loro diritti e dignitĂ , respingendoli o sfrattandoli dalle nostre terre e case. Non c’è nulla di piĂą ipocrita, tanto meno cristiano, che strumentalizzare la croce, per affermare un’identitĂ , in opposizione ad altre”.
Altrettanto significative sono le affermazioni del parroco di SS. TrinitĂ e di S. Urbano di Montecchio Maggiore, in merito alla croce posta dall’Amministrazione Comunale: “La Croce, se diventa simbolo di un’idea contro un’altra, di un modo di pensare contro un altro, perde totalmente di significato. Si impugna la croce per darla sulla testa a quelli che non sono come noi.
Le croci che ora vengono piantate non c’entrano nulla con quelle piantate dai nostri padri ai crocicchi delle strade, tra le nostre contrade, sui nostri monti.
Prima di manifestare pubblicamente i nostri valori cristiani piantando croci (o aggiungo io, consegnando crocifissi ai consiglieri comunali imitando il gesto che i vescovi compiono quando offrono il crocifisso ai missionari in partenza per le terre di missione), cerchiamo di viverli questi valori cristiani, magari accogliendo quelle persone che a causa della fame o della guerra, sono costrette a lasciare le proprie terre.
Come cristiani praticanti e non solo di facciata, dobbiamo far sentire il nostro disappunto, quando la Croce, segno distintivo della nostra appartenenza a Cristo, viene usata in maniera polemica contro le persone.
Quando la croce viene usata così, essa non rappresenta piĂą il patibolo sul quale è morto il Signore, ma solo due pali di legno messi insieme”.
Il Crocifisso ci assegna un messaggio di accoglienza e misericordia, e non di scontro, inimicizia e intolleranza tra persone e popoli.






