Giuseppe Berlato Sella - 8.03.10

Le donne e il mercato del lavoro

Giuseppe Berlato Sella

8 marzo. Una data-simbolo, una ricorrenza che ha visto sfumare il significato originario, per divenire almeno occasione di riflessione e proposta. Il mix lavoro-famiglia, per una donna, diviene sempre piĂą difficile da realizzare, complice sì la crisi ma anche l’offensiva combinata societĂ -welfare, che costringe le donne alle corde.

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Daniela Sbrollini - 23.02.10

«Il lavoro torni ad essere una priorità».

Daniela Sbrollini

La cronaca odierna con il terribile tentativo di suicidio dell’imprenditore salvato dai fratelli, riporta alla luce tutta la drammaticità e le difficoltà che quotidianamente imprenditori, operai e lavoratori di ogni settore devono sopportare. La crisi economica fa riflettere tutti sulla drammaticità del momento che stiamo attraversando.

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Il Crocifisso è ben diverso da il crocifisso

  • Scritto mercoledì 9 dicembre 2009 da Gigi Manza*

Lo scalpore seguito alla sentenza della Corte Europea dei diritti umani, mi ha creato un forte disagio.
Infatti dissento dalla sentenza perchĂ© la Corte si è fermata al simbolo, senza andare al suo significato, affermando che “può essere conturbante dal punto di vista emozionale per gli studenti delle scuole”.
Per me, il crocifisso è il richiamo a quel rispetto dei diritti umani che la Corte deve promuovere e salvaguardare. Il Crocifisso si è identificato con tutti i crocifissi della storia.
Con tutti i crocifissi, compresi quelli di culture e religioni diverse da quelle cristiane. Il teologo Andrè Girard, facendo perno sulla passione e morte di GesĂą Cristo, qualifica la fede cristiana come “modalitĂ  costante di vedere le cose del mondo con l’occhio delle vittime”.
Confermata questa mia convinzione, rifiuto tuttavia la strumentalizzazione non di un simbolo, ma di una persona, il Cristo crocifisso, che va ben oltre la cultura e le tradizioni di un popolo.
Per questo il silenzio sarebbe la scelta più opportuna, ma visto quanto sta succedendo, ritengo opportuno esprimere, sia pure con discrezione, il mio convinto parere.
Antonio Trentin, nel Giornale di Vicenza, esprime un’opinione che condivido pienamente. Egli distingue il Crocifisso con la C maiuscola dai crocifissi con la c minuscola.
La mia riflessione che potrĂ  apparire estemporanea, perchĂ© poco o per nulla politica, verte sul Crocifisso con la C maiuscola.
PerchĂ© l’unica vera realtĂ  è il Crocifisso con la C maiuscola. Tutto il resto è sovrastruttura.
Enzo Bianchi, monaco della ComunitĂ  di Bose, afferma:”Noi rischiamo di scherzare con l’Evangelo quando parliamo di croce o la portiamo ostentandola come segno.
Prendere la Croce significa prendere lo strumento della propria esecuzione, della propria morte, per arrivare al punto di rigettare i detentori di ogni potere”.
Quanto c’entra l’uso che oggi si fa della croce, con questo autentico significato?
PerchĂ© è questo il senso vero del Crocifisso.
Perciò dubito della buona fede di quanti si danno da fare, persone e partiti politici in testa, per l’esposizione di questo simbolo.
Mai come ora assistiamo ad una corsa affannosa di coloro che governano le istituzioni, ad affermare il valore del crocifisso con la c minuscola, salvo poi a contraddirsi nella pratica.
Così emerge con evidenza, l’aspirazione a fare del cristianesimo quella che oggi molti teologi definiscono RELIGIONE CIVILE. Il Cristianesimo e il Crocifisso vengono ridotti a semplice “merce” , quasi un prodotto DOC da tutelare.
” Tutelare” che significa rivendicare una identitĂ  che si oppone ad altre. Magari dando per scontata l’equazione Cristianesimo = Occidente. 
Ha ragione Trentin quando afferma: “Quanto valgono i Crocifissi in politica lo stanno raccontando le cronache di questi giorni. Non è facile pesare gli effetti della polemica sull’opinione pubblica, ma se in tanti ci si buttano, un mercato evidentemente c’è”.
La croce del Vangelo non ci consegna una cultura, non fa di noi una cittĂ  chiusa, ma abita le case di tutti gli uomini. Il Crocifisso parla di una sofferenza che accoglie in sĂ© tutte le sofferenze. E’ un segno di straordinaria accoglienza, di unione, non di scontro.
Don Renato Sacco, responsabile di Pax Christi, afferma : ” Sulla Croce c’è il figlio di Dio, sconfitto umanamente in modo totale, accusato dal potere politico e religioso di allora. C’è quel GesĂą che ha proclamato le beatitudini della mitezza e della misericordia, che ha scandalizzato perchĂ© ha accolto lebbrosi, prostitute, pubblicani, stranieri, poveri disprezzati di ogni genere.
Quel GesĂą che possiamo riconoscere nei tanti uomini e donne ancora oggi inchiodati sulla propria croce”. 
Quel GesĂą che oggi noi respingiamo in nome di una falsa sicurezza e di tanto probabile consenso elettorale .
E’ sconcertante assistere ad una molteplicitĂ  di iniziative o ad affermazioni sacrileghe pronunciate per ben tre volte dal ministro La Russa, alla trasmissione di Rai Uno condotto da Lamberto Sposini e rivolte a quanti vogliono togliere il crocifisso: “Possono morire, possono morire, possono morire”, a cui è seguito l’applauso degli invitati, presenti alla trasmissione.
”Dico la veritĂ  – afferma Raniero La Valle – se il Crocifisso diventasse una bandiera di identitĂ , di nazionalismo, di razzismo, di lotta religiosa e se la sua difesa dovesse essere messa nelle mani di La Russa, di Calderoli, di Pera, del Sindaco di Coccaglio, della Lega, di Villa Certosa, e cessasse di essere la memoria di un Dio che si è fatto uomo e continua a salire su tutti i patiboli innalzati dal potere, dal denaro e dalla guerra, allora io non vorrei piĂą vedere un crocifisso in vita mia.
“
Per questi motivi condivido, le affermazioni di un giornale cattolico “Dovremmo ricordarcelo tutti noi, cristiani a orologeria. Per essere credibili nella difesa del Crocifisso, dovremmo rispettarne con coerenza il messaggio. Nella sua interezza. Anche quando è scomodo, controcorrente. Su quella Croce, ancora oggi sono inchiodati tanti “poveri Cristi”, ai margini della societĂ . Abbiamo tolto loro diritti e dignitĂ , respingendoli o sfrattandoli dalle nostre terre e case. Non c’è nulla di piĂą ipocrita, tanto meno cristiano, che strumentalizzare la croce, per affermare un’identitĂ , in opposizione ad altre”.
Altrettanto significative sono le affermazioni del parroco di SS. TrinitĂ  e di S. Urbano di Montecchio Maggiore, in merito alla croce posta dall’Amministrazione Comunale: “La Croce, se diventa simbolo di un’idea contro un’altra, di un modo di pensare contro un altro, perde totalmente di significato. Si impugna la croce per darla sulla testa a quelli che non sono come noi.
Le croci che ora vengono piantate non c’entrano nulla con quelle piantate dai nostri padri ai crocicchi delle strade, tra le nostre contrade, sui nostri monti.
Prima di manifestare pubblicamente i nostri valori cristiani piantando croci (o aggiungo io, consegnando crocifissi ai consiglieri comunali imitando il gesto che i vescovi compiono quando offrono il crocifisso ai missionari in partenza per le terre di missione), cerchiamo di viverli questi valori cristiani, magari accogliendo quelle persone che a causa della fame o della guerra, sono costrette a lasciare le proprie terre.
Come cristiani praticanti e non solo di facciata, dobbiamo far sentire il nostro disappunto, quando la Croce, segno distintivo della nostra appartenenza a Cristo, viene usata in maniera polemica contro le persone.
Quando la croce viene usata così, essa non rappresenta piĂą il patibolo sul quale è morto il Signore, ma solo due pali di legno messi insieme”.
Il Crocifisso ci assegna un messaggio di accoglienza e misericordia, e non di scontro, inimicizia e intolleranza tra persone e popoli.

*consigliere provinciale PD

Popoli in fuga. Incontro-dibattito sui conflitti che dividono e ci dividono.

  • Scritto lunedì 7 dicembre 2009 da Diego Retis*

Popoli in fugaVent’anni fa il muro di Berlino cessava di esistere.
In una notte del 1989 la barriera, costruita decenni prima dai sovietici, veniva abbattuta dalla spinta democratica dei cittadini tedeschi.
Nel giro di un anno, una utopia – la riunificazione delle due germanie – diventava realtĂ  per la volontĂ  politica dei governanti come Kolh e la lungimiranza di statisti come il capo dell’allora Unione Sovietica Mikail Gorbaciov, che preso atto di una sfida perduta contro l’altra superpotenza, gli Stati Uniti, ha preferito guardare alle libertĂ  dei popoli che continuare a combattere contro di esse. Ma nel mondo i muri continuano a dividere.
L’elenco è lungo: dalla enclave spagnola in Marocco alla barriera tra gli Stati Uniti e il Messico, Dalle due Coree alle tensioni tutte europee di Cipro fino alla più dura e sanguinosa barriera mediorientale della Palestina. Un problema che ci riveste di responsabilità in quanto queste genti tentano la salvezza, pagandola anche a caro prezzo, spesso costretti a migrare in altri stati come l’Italia.

L’attuale legislatura italiana tende solo a criminalizzare l’altro come fonte di insicurezza sociale?
Può anche esistere questo problema, ma servono distinzioni e comprensioni. Il titolo della serata “Popoli in Fuga, incontro-dibattito sui conflitti che dividono e ci dividono” sottolinea la necessitĂ  di discutere questi temi così lontani, ma così vicini a noi.
A Montecchio Precalcino giovedì 10 dicembre dalle 20,30 centro culturale Teatro Ex Acli di Preara si aprirà un dibattito con il tema la questione israelo-palestinese: è possibile la pace tra i due popoli?
Ospiti del confronto sono Amin Nabulsi, rappresentante dell’Unione Ingegneri Palestinesi in Italia e Gadi Luzzato, docente di Ca’ Foscari di Venezia e rappresentante della ComunitĂ  ebraica di Padova. I due relatori si confronteranno in un dibattito aperto per suggerire con il dialogo una alternativa di pace rispetto alle tensioni militari e sociali attuali.
In apertura del dibattito verrà proiettato un montaggio di video diversi comprendenti porzioni di un documentario del 1973, all’indomani della guerra dei Sei Giorni avvenuta nel 1969, proveniente dalle Teche Rai e uno spezzone della situazione attuale nel 2009 in Palestina realizzato da Nandino Capovilla e Piero Fontana.
Ad aprire i lavori sarĂ  un intervento del coordinatore provinciale del Pd di Vicenza Federico Ginato.

Collaboratori dell’iniziativa culturale, organizzata dal circolo del Pd di Montecchio Precalcino, con il sostegno della segreteria provinciale, sono Michela Chimetto e Tiziano Bellin che hanno contribuito a rendere possibile questo dibattito.

*coordinatore del circolo di Montecchio Preacalcino

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