- Pubblicato martedì 25 gennaio 2011 da Marina Petroni
Il Partito Democratico Nazionale ha lanciato la campagna di raccolta firme per chiedere le dimissioni di Berlusconi perchè indegno di rappresentare l’Italia.
Alla luce di questa iniziativa Nazionale anche Vicenza si mobilità e inizia la sua raccolta. In prima linea le donne del PD che hanno promosso un sit in di protesta per:
GIOVEDI’ 27 ALL
E 17.30 in Piazza Biade a Vicenza.
Sarà l’occasione per ribadire con forza il valore della Donna nella società Italiana; valore che oggi viene messo in discussione da un’immagine distorta della donna e del suo corpo. Con i cittadini presenti e tra le molte Democratiche e Democratici che interverranno, sarà presente al sit in anche l’on. Daniela Sbrollini parlamentare Vicentina, tra le promotrici dell’iniziativa a livello nazionale che ha già manifestato nei giorni scorsi con molte colleghe la sua indignazione proprio sotto Palazzo Chigi a Roma.
Questo il testo dell’appello:
“Presidente Berlusconi, lei ha disonorato l’Italia agli occhi del mondo, non ha più la credibilità per chiedere agli italiani un impegno per il cambiamento e con la sua in capacità a governare sta facendo fare al paese solo passi indietro.
Lei dunque se ne deve andare via. L’Italia ha bisogno di guardare oltre, per affrontare finalmente i suoi problemi: la crescita, il lavoro, un fisco giusto, una scuola che funzioni, una democrazia sana.
Noi dobbiamo dare una prospettiva di futuro ai giovani. Con la sua incapacità a governare e con l’impaccio dei suoi interessi personali lei è diventato un ostacolo alla riscossa dell’Italia. Per questo presidente Berlusconi lei si deve dimettere.
L’Italia ce la può fare, dispone di energie e di risorse positive. E’ ora di unire tutti coloro che vogliono cambiare. E’ ora di lavorare tutti insieme per un futuro migliore.
Firma per cambiare l’Italia”.
IMPORTANTE:
In questa pagina l’elenco aggiornato di tutti i banchetti in provincia di Vicenza in cui potrai firmare quest’appello.
*responsabile Pari Opportunità PD Vicenza
- Pubblicato martedì 11 gennaio 2011 da Matteo Quero

L’avvio delle manifestazioni ufficiali per il 150° dell’Unità d’Italia ha rinnovato il dibattito politico sull’opportunità di questa “celebrazione”. Nel suo editoriale domenicale, il Direttore del Giornale di Vicenza si è provocatoriamente chiesto se celebrare l’Unità d’Italia non rischi di essere un atto retorico e ipocrita, di fronte alla realtà di un paese concretamente diviso, prima ancora che sul piano sociale ed economico, nel comportamento di chi ne amministra i territori.
Credo che la provocazione meriti di essere raccolta, ma proprio per cogliere il valore profondo e per nulla retorico del 150° dell’Unità. Numerosi esponenti leghisti, con significative eccezioni come quella del Sindaco di Verona Flavio Tosi, ripetono spesso che i mali derivanti dall’assenza di federalismo rendono fuori luogo celebrare l’Unità nazionale.
Oggi che il federalismo è un’esigenza largamente condivisa dalle forze politiche e sociali, e semmai, purtroppo, contraddetta dal centralismo di certe scelte adottate in Finanziaria dal Governo di Bossi e Berlusconi, rinnovare la memoria della storia nazionale non significa rinnegare la domanda di federalismo espressa dal paese. Al contrario, riprendere in mano il filo della nostra storia è l’unico modo di comprenderne e condividerne le ragioni profonde. In fondo è questo il senso dell’appello fatto dal Presidente Napolitano.
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*consigliere provinciale PD
- Pubblicato lunedì 10 gennaio 2011 da Keren Ponzo* e Veronica Cecconato*

La Regione Veneto con la delibera 2900 del 30 Novembre 2010 ha assegnato i contributi annuali ai servizi per la prima infanzia in conto gestione per l’anno 2010, con tagli che arrivano al 30%. Questi contributi sono stati calcolati in base alle aperture, capacità ricettiva e alle presenze, che sicuramente in un anno di crisi economica hanno subito qualche flessione, ma non tale da giustificare in alcuni casi tagli così forti.
In un momento di congiuntura economica così delicata, l’impegno del Governo e delle Regioni verso servizi così importanti per la famiglia, è praticamente azzerato. Con il 2011 scompare il «Piano straordinario per lo sviluppo dei servizi socio-educativi alla prima infanzia» (noto come «Piano nidi»), introdotto nel 2007 dal governo Prodi. Salteranno così gli obiettivi del 33% di copertura nidi prevista da Lisbona e nel momento in cui ci sarà una ripresa economica le famiglie si troveranno senza servizi con la conseguente difficoltà, per chi senza nonni, di mantenere il posto di lavoro.
Chi pagherà quindi? l nidi si rivolgeranno in prima istanza ai Comuni, i quali non potranno intervenire in quanto già economicamente penalizzati più di Stato e Regioni, e quindi dovranno necessariamente rivolgersi alle famiglie. Con conseguenti incrementi delle rette.
*Responsabile provinciale scuola PD
**Direzione provinciale PD

Stefano Fracasso e Giuseppe Berlato Sella
Vicenza – Ascoltare il grido d’aiuto dei 12 Comuni veneti più colpite dalle norme del Patto di Stabilità, rimuovendo da subito le norme capestro più odiose. È la richiesta avanzata dai consiglieri regionali vicentini del Partito Democratico Giuseppe Berlato Sella e Stefano Fracasso, che ieri hanno incontrato presso il municipio di Santorso il Sindaco Piero Menegozzo. “Ci ha esposto una situazione drammatica: il solo Comune di Santorso dovrebbe versare alla tesoreria dello stato 1.200.000 euro senza aver mai chiuso un bilancio in deficit! Siamo di fronte a un federalismo alla rovescia, dove sono i Comuni che danno i soldi allo Stato anzichè il contrario”.
“Siamo entrambi due ex sindaci – spiegano i due consiglieri – e proprio per questo comprendiamo appieno le ragioni degli amministratori costretti da norme assurde a forme di protesta clamorose, come quella di chiudere i municipi mercoledì prossimo. Il Patto di Stabilità, per consentire allo Stato centrale di fare cassa, scarica sui Comuni virtuosi dei costi assurdi, punendo quelli che avevano fatto investimenti nell’anno 2007. E quando diciamo investimenti intendiamo scuole elementari, impianti sportivi, lavori stradali. Insomma lo Stato punisce chi si è sforzato di assicurare servizi ai loro cittadini e lavoro e sviluppo per le economie locali”.
“Lunedì – annunciano i due consiglieri del Partito Democratico – al riavvio dei lavori del Consiglio Regionale, presenteremo un’interrogazione per chiedere al Presidente della Regione Luca Zaia di sollecitare il Governo a togliere questa norma capestro”.
- Pubblicato giovedì 23 dicembre 2010 da Federico Ginato

*segretario provinciale del Partito Democratico
- Pubblicato martedì 14 dicembre 2010 da Daniela Sbrollini
Il PD ha dimostrato di essere la vera forza di opposizione: 206 deputati 206 voti contrari al Governo. È un voto di fiducia che non poggia su reali basi politiche. Oggi si è certificato che è diminuito drasticamente il numero dei parlamentari che appoggiano il Governo e che il fronte dell’opposizione vede aumentare la propria rappresentanza.
Come ha dichiarato Bersani da domani si vedrà se il Governo saprà agire e governare il Paese. Penso che sia facile immaginare che alla Camera si paleseranno per il Governo i “fantasmi del passato” che il centrodestra denunciava nei 2 anni di Governo Prodi. La disfatta politica è tutta in questo dato: la più grande maggioranza numerica mai avuta da un Governo oggi è appesa a 2 – 3 voti di differenza. In questo sistema il “conto salato” lo paga l’Italia che vive in perenne instabilità e nel continuo rinvio dei problemi che non trovano mai la soluzione.
Da domani il PD sarà nuovamente pronto in aula a svolgere il ruolo di opposizione, con le proposte e le idee per cambiare il Paese. Se al contrario la strada che si aprirà sarà quella del voto saremo pronti ad una campagna elettorale della quale non abbiamo paura.
*deputato PD
- Pubblicato venerdì 3 dicembre 2010 da Giacomo Possamai
È giusto, come ha fatto il GDV intervistando gli universitari vicentini, sottolineare il rischio che la grande protesta studentesca di questi giorni non poggi su una solida conoscenza del contenuto del ddl Gelmini. Voglio quindi fare una proposta e un invito a tutti i presidi delle scuole medie superiori: la prossima settimana concedano due ore di assemblea ad ogni classe del loro istituto. All’interno di ciascuna classe si leggano e si discutano i punti salienti della riforma. Spesso ci lamentiamo del mancato collegamento tra istruzione superiore e insegnamento universitario nel nostro Paese. Si inizi da qui. Facciamo discutere i ragazzi del loro futuro, perché chi frequenta oggi una scuola superiore nel giro di pochissimi anni gli effetti di questa riforma li subirà in prima persona. C’è una generazione, la nostra, che è stufa di essere esclusa da ogni processo decisionale. Una generazione di ragazzi laureati che pur di lavorare passa da un impiego precario all’altro o accetta un posto da barista o da commesso. Una generazione per la quale l’INPS non è in grado di calcolare il giorno della pensione. Forse anche da questa rabbia e da questa preoccupazione è nata la protesta di questi giorni. È la voglia di riprendersi il futuro.
*segretario provinciale dei Giovani Democratici
- Pubblicato giovedì 25 novembre 2010 da Keren Ponzo
Sono ormai diversi giorni che in tutta Italia le strade sono invase da studenti che non ci stanno a farsi scippare il futuro da una riforma sull’università che di riforma non ha proprio niente.
Tutti hanno visto al telegiornale le immagini di una polizia forse troppo tirata sul piano emotivo e degli studenti che ormai esasperati volevano che qualcuno del governo li ascoltasse seriamente.
Pier Luigi Bersani è andato sui tetti per ascoltare e per dimostrarsi realmente vicino a studenti e docenti: il suo gesto è stato archiviato dalla maggioranza come eclatante e propagandistico. Non troviamo che sia tale, ovviamente, andare a sentire gli studenti là dove sono gli studenti e ci sembra strano invece che la maggioranza non capisca che è tempo di ascoltare e condividere le scelte, possibilmente scegliendo insieme.
Oggi il ministro Gelmini ha votato con l’opposizione su un emendamento che riguardava la riforma universitaria. Una svista? O forse un raro momento di presa di coscienza?
Il nostro segretario ha offerto in aula il nostro aiuto a rivedere la riforma a patto che questa proposta si ritiri. Vedremo se accoglieranno la proposta di Bersani o se rimarranno arroccati su queste posizioni così deleterie all’istruzione, alla cultura e quindi al futuro.
Certo è che il Partito Democratico farà tutto ciò che occorrerà per cercare di evitare ulteriori tagli indiscriminati alle politiche dell’istruzione e per salvare la nostra scuola pubblica, che in larghissima parte è ancora una scuola di qualità.
Senza scuola non c’è futuro.
*responsabile scuola PD della provincia di Vicenza