Mascherata da legge urbanistica il 5 Aprile il Consiglio Regionale ha approvato una legge di discriminazione religiosa.

Mascherata da legge urbanistica il 5 Aprile il Consiglio Regionale ha approvato una legge di discriminazione religiosa.

Ponendo molti vincoli che lascia poi decidere in modo discrezionale ai singoli comuni, il Consiglio di fatto relega l’apertura di qualsiasi edificio di culto (ma anche di edifici di associazioni che abbiano tra le finalità statutarie la religione) nelle aree F, ovvero in quelle destinate ad infrastrutture ed impianti di pubblico interesse.

Che i consiglieri regionali non avessero in mente di discriminare le associazioni cattoliche o gli Scout, è evidente da qualche passaggio della Legge che nulla c’entra con la regolamentazione urbanistica, come per esempio questo: “Nella convenzione può, altresì, essere previsto l’impegno ad utilizzare la lingua italiana per tutte le attività svolte nelle attrezzature di interesse comune per servizi religiosi, che non siano strettamente connesse alle pratiche rituali di culto.”

Se non fossimo preoccupati della deriva discriminatoria, farebbe sorridere il richiamo alle norme per la tutela del territorio e del paesaggio con cui viene introdotta questa legge. A niente è servita l’opposizione della minoranza sia in commissione che in aula e il richiamo accorato del consigliere regionale Stefano Fracasso (potete leggere qui il suo intervento) di non ripetere un errore che la Repubblica di Venezia ha compiuto 500 anni fa e che proprio quest’anno tristemente ricordiamo: la creazione del primo Ghetto.  Per antonomasia il nome di questo quartiere veneziano ha indicato poi tutti i luoghi di assembramento coatto a cui è stata sottoposta la popolazione ebraica durante la II Guerra Mondiale.  Non occorre ricordare come è finita.

A niente sono serviti i pareri contrari non solo di comunità religiose minoritarie come i Valdesi, ma neppure il parere contrario del Patriarca di Venezia. Nella lucida analisi compiuta da Stefano Allievi (potete leggerla qui) è evidente come l’utilità di questa legge stia solo nell’incassare consenso per la crescente islamofobia. Ma il sociologo, che collabora con le intelligence europee per lo studio dei profili dei terroristi di matrice islamica, sottolinea che “le moschee (in realtà sale di preghiera più o meno precarie) sono tra i luoghi più controllati e meglio conosciuti d’Italia.”

E continua: “Non c’è un solo esperto di terrorismo e di islam che chiede quello che chiede la legge contro le moschee: al contrario suggeriranno che siano di più e a cielo aperto, perché producono controllo sociale. Ma a Palazzo Ferro-Fini sono più esperti degli esperti, e quindi hanno deciso cosa è bene per noi: stigmatizzare l’islam, e con esso la stragrande maggioranza dei mussulmani innocui e tranquilli, per colpire non l’Isis, che è solo una comoda scusa, ma i processi d’integrazione”

Non si rendono conto che sono proprio i processi di integrazione gestiti dalla politica con lungimiranza a creare un ambiente in cui non può attecchire il germe dell’integralismo.

Come ha affermato il sociologo Zygmunth Bauman “i nostri figli dormiranno nel letto che sapremo costruire per loro”.

Purtroppo l’attuale governo del Veneto sta costruendo, per bassi calcoli di vantaggio elettorale, un letto di insicurezza e paura.

 

Giulia Andrian

Referente Forum Immigrazione e Diritti

PD Provincia di Vicenza

Share This Post