Accoglienza diffusa

Per gestire l’accoglienza dei richiedenti asilo in modo efficiente sia per la dignità delle persone accolte, sia per la serenità delle comunità accoglienti gli esperti sono tutti concordi nel dire che non ci vogliono assembramenti troppo numerosi, ma è necessaria un’accoglienza diffusa. In questa direzione si sono mossi 26 sindaci (su 32) della Conferenza dell’Ulss 4  siglando con la Prefettura un protocollo per l’accoglienza diffusa. Questi amministratori hanno cercato si lanciare un segnale politico, che rimane comunque non vincolante per la prefettura, hanno convenuto di affrontare in modo strategico l’accoglienza dei profughi attraverso un patto che rispetti le parti coinvolte. Il punto su cui fa leva il documento è la distribuzione omogenea dei richiedenti asilo nel territorio con una ripartizione massima di 2 profughi ogni 1000 abitanti. Questo significa dare alla comunità gli strumenti per affrontare questa esperienza in modo positivo senza trasformarla in emergenza.
Purtroppo però ancora troppi amministratori non si dimostrano altrettanto responsabili del ruolo che stanno ricoprendo per cui il prefetto, incalzato dall’arrivo incessante di persone da accogliere, continua a fare pressione su quei comuni le cui amministrazioni si sono dimostrate più collaborative. Così si è potuto ipotizzare di costituire a Tonezza del Cimone, comune tra quelli che hanno siglato il protocollo, un hub (ovvero un punto di smistamento) che andrebbe immancabilmente a far saltare i termini del protocollo.
Il sindaco di Tonezza e molti amministratori, che gli hanno espresso concretamente la loro solidarietà, hanno lamentato il mancato rispetto del protocollo.
La posizione del PD é senz’altro di sostegno a questi amministratori: sarebbe importante che il prefetto rispettasse questo protocollo e sarebbe auspicabile che ne tenesse conto in virtù del fatto che vi sono ancora comuni (sia tra quelli che hanno firmato, sia tra quelli che non hanno firmato il protocollo) che non hanno neppure un richiedente asilo nel loro territorio.
Alcuni amministratori hanno assunto con responsabilità il loro compito di accoglienza, e non vi si sottraggono, ma chiedono che anche tutti gli altri sindaci del vicentino lo facciano, perché solo un’accoglienza gestita in modo diffuso previene l’allarme sociale ingiustificato e risolve un’emergenza che é tale solo per il rifiuto di gestirla.
Al 30 Aprile 2016 la prefettura ha organizzato l’accoglienza per 1460 richiedenti asilo distribuiti su 51 dei 121 comuni del Vicentino. Sono numeri assolutamente gestibili, se tutti facessero la loro parte.
Riteniamo che  il protocollo sia  una pratica che andrebbe promossa ovunque, visto che ancora  molti non vi hanno aderito, ma continuano a porre veti, spinti da logiche di consenso più che da senso di responsabilità.
Da queste esperienze è nato un documentario a cui vi rimandiamo:

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