DOCUMENTO PD PROVINCIALE di VICENZA

DOCUMENTO PD PROVINCIALE di VICENZA

“Contaminazione delle acque da Perfluoro Alchilici – PFAS”

 

PARTE I

 

Se fosse possibile, come del resto dovrebbe essere fatto ogni qual volta un problema di vaste proporzioni territoriali comincia a delinearsi nella sua complessità e difficoltà d’approccio, bisognerebbe poter guardare ciò che appare, con la giusta distanza che separa i particolari dall’insieme.

Ogni particolare del problema abbisogna di conoscenze specifiche, all’estremo opposto la giusta “cornice”, l’insieme che inquadra tutti i particolari, abbisogna della giusta miscela di consapevolezza e visione prospettica; quel che dovrebbe essere la peculiarità specifica se non esclusiva della Politica, quand’essa è capace di assolvere i suoi doveri di rappresentanza e responsabilità.

L’inquinamento o più propriamente la contaminazione delle acque superficiali e di falda da composti chimici definiti per immediatezza di comprensione PFAS, assurge alle cronache dopo una ricerca del CNR intitolata:

 

“Rischio associato alla presenza di sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nelle acque potabili e nei corpi idrici recettori di aree industriali nella Provincia di Vicenza e aree limitrofe” – IRSA-CNR – Roma, 25 marzo 2013.

 

Successivamente:

 

“A seguito della comunicazione prot. N° 0060628 del 04/06/2013 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) che segnalava la presenza anomala di sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) in diversi corpi idrici superficiali e nei punti di erogazione pubblici delle acque della provincia di Vicenza e comuni limitrofi, il Dipartimento ARPAV di Vicenza in collaborazione con le altre strutture dell’Agenzia e della Regione iniziava le prime indagini necessarie alla delimitazione dell’inquinamento e all’individuazione delle relative fonti di immissione. Tale attività si è sviluppata contemporaneamente e a supporto alle iniziative di tutela della salute pubblica e delle acque di tutti gli Enti coinvolti attraverso la coordinazione della Direzione Prevenzione e della Direzione Tutela Ambiente della Regione del Veneto.

Considerata la vastità del territorio interessato, i complessi rapporti tra acque superficiali e sotterranee e inoltre le molteplici fonti di approvvigionamento acquedottistiche presenti, l’indagine si è sviluppata a ritroso partendo dalle reti di distribuzione alle opere di presa risultate contaminate e, da quelle, i corpi idrici sotterranei e superficiali, fino all’area sorgente.

Dopo le prime indicazioni che interpretavano la zona di origine del plume inquinante in un’area a nord ovest di Vicenza (media valle dell’Agno in comune di Trissino), un progressivo affinamento dei controlli nelle acque di falda nei corsi d’acqua e negli scarichi ha permesso di individuare la possibile origine dell’inquinamento in un’area di pertinenza dello stabilimento chimico della Miteni S.p.A.” da –Stato dell’inquinamento da Sostanze Perfluoroalchiliche nelle Provincie di Vicenza, Padova Verona – pubblicazione ARPAV del 29-09-2013.

 

Al punto 5 – L’Inquinamento – della stessa pubblicazione ARPAV vengono definite le successive caratteristiche salienti:

 

  1. L’area interessata dall’inquinamento, ormai superiore a 150 km, ha dimensioni tali da comprendere sia il dominio dell’acquifero intravallivo indifferenziato della media-bassa valle dell’Agno, sia il dominio degli acquiferi di media e bassa pianura delle provincie di Padova e Verona sia una parte considerevole della rete idrografica (Poscola; Agno-Guà-Frassine; Togna-Fratta-Gorzone; Retrone; Bacchiglione; ecc…) conferendo al fenomeno una valenza a scala europea; 

  2. Il flusso di propagazione in falda del contaminante dall’area sorgente, si sviluppa dal comune di Trissino in una stretta fascia a ridosso del versante orientale della valle dell’Agno verso sud per poi aprirsi in prossimità di Montecchio in due lobi divergenti: uno con vergenza a est mentre l’altro, molto più esteso, verso sud; 

  3. La specie inquinante ha dimostrato di avere caratteristiche chimico-fisiche che ne permettono un’estrema diffusione nell’ambiente (l’estensione longitudinale dell’inquinamento nelle falde a sud ha superato i 35 km) dimostrando inoltre, per le sue specifiche proprietà di persistenza e bassa/nulla biodegradabilità, di essere un formidabile tracciante dei deflussi idrici sotterranei e superficiali; 

  4. Pur considerando le sue elevate caratteristiche idrodispersive, il ritrovamento dell’inquinamento in pozzi a distanza superiori di 50 km dalla sorgente deve introdurre meccanismi di propagazione diversi dalla semplice dispersione idrica sotterranea non ancora del tutto compresi con certezza; 

  5. I corsi d’acqua sono direttamente legati alla diffusione della contaminazione attraverso mutui e vicendevoli rapporti di scambio tra acque superficiali e sotterranee; 

  6. La dimensione temporale del fenomeno, valutando l’estensione longitudinale dalla contaminazione negli acquiferi e le loro caratteristiche idrodinamiche, può essere indicativamente stimata a scala pluridecennale; 

  7. Campioni di falda analizzati nell’acquifero intravallivo a nord dell’area della Miteni S.p.A. hanno riscontrato valori non nulli di PFAS indicando la presenza di una contaminazione di fondo (di minima entità) anche nel tratto vallivo più a monte; 

  8. Si ha l’evidenza analitica della propagazione dell’inquinamento anche attraverso la serie carbonatica della dorsale rocciosa che separa la valle dall’Agno ad est dalle vallate dell’Onte e del Mezzaruolo; 

  9. Circa la sostanziale differenza della delimitazione dell’inquinamento attuale da quello storico del 1977, vista l’ottimale copertura della rete di monitoraggio di allora (distribuzione, profondità dei pozzi, ecc…) e considerato lo schema d’immissione delle sostanze inquinanti, essa è da ascriversi fondamentalmente alla ridotta sensibilità analitica di quegli anni (di circa tre ordini di grandezza inferiore). Questo fattore fu decisivo per la mancata rilevazione della diffusione dell’inquinante a sud di Montecchio Maggiore (Brendola-Lonigo) e nelle valli secondarie di Valdimolino e Mezzaruolo, dove tuttora si registrano valori di concentrazione inferiori alla sensibilità strumentale dell’epoca.

 

Definite queste caratteristiche come salienti si evidenziano, come successive considerazioni, tematiche, quelle che all’inizio abbiamo definito come “particolari”: il tema Ambientale, quello Legislativo, quello di Gestione e Controllo, quello Sanitario, quello Giudiziario, e quello Economico e Politico.

 

Tema Ambientale

 

Con ogni probabilità una quota non banale dell’inquinamento potrebbe essere addebitabile agli sversamenti della allora Rimar (primi anni ’70), ma allo stesso tempo, Miteni ha prodotto PFOS fino al 2002 e PFOA fino al 2012/13. Può essere utile ricordare che, in ogni caso, negli anni ’70 gli inquinanti immessi in falda sono ascrivibili a 2 categorie di composti: i perfluorurati e un intermedio, prodotto su commessa 3M, meglio noto come Trifluralin. Questo non è più prodotto da molto tempo ma è sempre ben presente in falda.

Va tenuto in considerazione, oltre agli sversamenti, una grave contaminazione dei sedimenti sottostanti alla ditta in questione, in cui l’azione delle continue variazioni di quota delle falde comporta una nuova contaminazione delle acque sotterranee pulite che provengono dall’alta valle.

Considerando che il comparto concia di Arzignano utilizza (PFBS e PFBA, “cugini” a catena corta di carbonio dei rispettivi PFOS e PFOA) di questi composti che inevitabilmente mischiati con gli altri liquami, vanno dalle aziende al depuratore, e da quest’ultimo alle acque superficiali su cui il depuratore scarica. Vale forse la pena di ricordare che i processi depurativi utilizzati nell’impianto di depurazione non sono in grado di modificare la presenza di questi composti. Siamo quindi in presenza di sostanze non degradabili e quindi per quanto le si possa trattare/separare il concentrato, o il diluito, per rientrare in certi parametri che sono in fase di definizione, da qualche parte deve andare. Con molta trasparenza bisogna sapere dove va a finire, chi lo porta, chi controlla e che venga consegnato nel luogo idoneo e dichiarato.

Continuare lo studio tridimensionale degli acquiferi ed il rilevamento del plume inquinante, in modo da comprendere, anche in profondità, le anomalie di concentrazione dei composti e lo stato di “salute” effettiva delle nostre acque.

Infine si ritiene altresì fondamentale qualificare e quantificare le effettive possibilità di ripristino ambientale.

 

Tema Legislativo

 

Nel momento in cui affiora il problema PFAS, si è sviluppata una discussione, per certi versi poco comprensibile, su chi fosse il responsabile della determinazione dei limiti a tali composti sia nelle acque potabili che in quelle reflue. L’ISS (Istituto Superiore della Sanità) ha dato parametri che si allineavano a quelli tedeschi, la Regione avrebbe potuto mettere limiti di performance più stringenti, sul principio del recepimento uguale o più restrittivo.

Al momento siamo in attesa di una normativa nazionale che sancisca in modo chiaro i limiti per tutti quei composti ancora in produzione.

 

Tema Sanitario

 

Le valutazioni e le responsabilità in tema sanitario seguiranno un percorso che si spera breve ed illuminante; sull’argomento esiste ancora una letteratura non sufficiente per determinare senza alcun dubbio le caratteristiche dannose dei PFAS, dalla cancerogenicità alle modificazioni metaboliche.

Nel frattempo la Regione vuole predisporre uno “Studio Longitudinale” su tutti i cittadini delle aree esposte (circa 250mila persone) per la durata di cinque anni, anche se normalmente questi studi si svolgono per campione, quindi è da verificarsi al più presto quali siano i controlli epidemiologici, come possano essere operativi e chiarendo chi fa che cosa e quando.

Non sembrano particolarmente credibili pratiche come il lavaggio del sangue o plasmaferesi.

Attivare subito un nucleo operativo per stabilire, in accordo con le associazioni di categoria, cosa fare per il comparto agricolo, che in questo momento nell’area contaminata rischia una crisi acuta potenzialmente irreversibile.

Sono allo studio anche gli effetti di tali composti su tutta la catena alimentare fino ai prodotti ittici ultimi “beneficiari” del percorso, e forse i più esposti all’accumulo.

 

Tema Gestione e Controllo

 

A questo proposito Enti gestori, Ambiti, Servizi Integrati, Aree Politico-Amministrative, sarebbe opportuno fossero condotti ad una riorganizzazione più ampia e ben definita, anche solo da un punto di vista geografico di bacino, rifiutando la parcellizzazione di interessi e di micro aree che riducono capacità economiche e responsabilità chiare ed efficaci d’intervento. Una riflessione sul percorso da intraprendere per unificare in modo adeguato tutte le strutture che si occupano di adduzione, potabilizzazione, distribuzione, depurazione dell’acqua, Consorzi di Bonifica inclusi, dovrebbe essere fatta per trovare soluzioni più veloci ed efficaci.

Sono già in essere queste “evoluzioni” di sistema e a fondamento di queste strategie non si può prescindere: dalla legge Galli del 1994 e dalle sue successive modifiche, non tutte propriamente chiare, in special modo quelle che normano l’utilizzo e la re-immissione delle acque di falda, tanto da considerarsi come una vera incontinenza normativa; dal Referendum del 2011 e dalla Riforma della Pubblica Amministrazione detta “Decreto Madia” di quest’anno.

Certamente al momento tutti gli Enti Gestori e di Controllo delle aree contaminate sono chiamati a sforzi straordinari ed emergenziali.

  • (Il tema è estremamente complesso e di stringente attualità ed abbisogna di valutazioni da svolgersi indipendentemente)

Alla luce degli avvenimenti è auspicabile fortemente un potenziamento efficace di ARPAV.

 

Tema Giudiziario – Economico – Politico

 

Riteniamo che questi temi abbiano aspetti che evidentemente non possono prescindere da una loro stretta relazione.

L’emergenza della fase temporale che attraversiamo conduce a scelte obbligate volte alla risoluzione immediata per esempio della “potabilità” delle acque contaminate, con dei costi molto elevati

Sono in essere sistemi di filtrazione (carboni attivi) delle acque per uso potabile, la misura è temporanea; altre soluzioni più articolate sono in fase di studio ed attuazione ed i costi, già sostenuti e da sostenere in futuro, comporterebbero un sicuro aggravio nei costi della bolletta dei cittadini.

E’ evidente che le individuazioni di responsabilità anche di natura penale avranno una parte non di secondo piano prescindendo dai loro sviluppi, esiti ed attori, o dalla determinazione della fonte emissiva.

Tutta la fase di studio, di ricerca epidemiologica e d’indagine, preventivata su vasta scala e per anni, la fase di bonifica e quella di smaltimento, portano i conti nell’ordine del miliardo di euro.

Come per il caso ILVA di Taranto, ed altri casi di dimensione nazionale, il conflitto tra diritto al lavoro e diritto alla salute risulta di chiara espressione e di forte preoccupazione per un’area come quella interessata.

Ecco perché una scelta di priorità è ormai ineludibile e sarà il banco di prova per tutte le categorie sociali e politiche che devono essere coinvolte, al di là degli sviluppi giudiziari che si verificheranno.

Le forze politiche tutte e di Governo dovranno evitare lo scaricabarile, inutili allarmismi o primazie morali, ma avranno la responsabilità di predisporre e conseguire una determinazione legislativa, un percorso ed una “copertura” di ogni fase, dall’emergenza alla risoluzione, la più completa nella complessità del tema e delle sue ricadute; non ultimo i Sindaci dei Comuni coinvolti si muovano con unitarietà d’intenti.

 

—–

 

PARTE II

 

-Conclusioni-

 

 

Il prezzo che un territorio paga allo sviluppo industriale e produttivo in termini di “alterazione” dell’ambiente è sempre di complessa valutazione.

Quel che oramai non è più interpretabile alla luce dell’emergenza da composti perfuoro-alchilici nelle acque superficiali e di falda, è la spregiudicatezza delle nostre azioni nei confronti di un patrimonio non disponibile come l’acqua, per fini meramente produttivi senza poterne assicurare la più ampia tutela e reintegrazione.

La sensibilità civile nei confronti dell’ambiente e del territorio nel quale viviamo è venuta crescendo negli anni, ma non ci affranca da ripetute negligenze che ancor oggi si verificano o che subiamo nel presente da un passato non propriamente remoto.

Questo ci dovrebbe indurre a comprendere che la capacità di produrre un bene senza essere in grado di degradarlo implica necessariamente che questo bene si accumulerà nell’ambiente. Tutto quello che non riusciamo completamente a governare, a conoscere, a riqualificare, sia debitamente valutato e approfondito; è il principio di precauzione, che troppe volte abbiamo derubricato a mancanza di coraggio, ad una predisposizione antistorica contro sviluppo ed arricchimento.

 

Ci si rende conto, come goccia che fa traboccare il vaso, che il caso PFAS è diventato l’emblema di quella sventatezza “del fare”, che non ha coinvolto nello specifico solo la Miteni ed ex-Rimar, ma la gran parte del modello politico, amministrativo e civile di “organizzazione” degli insediamenti e delle specificità produttive, in aree di ricarica della falda, e che oggi non preoccuparsi in modo responsabile e lungimirante delle conseguenze del nostro imprendere, non può più essere un costo che non si è disposti o costretti a pagare.

I conti comunque arrivano, e sono salatissimi, per il territorio e l’ambiente, per la salute ed il lavoro dei cittadini; un contrappasso spietato che colpisce tanto più forte quanto più spregiudicata è stata l’offesa ad un bene pubblico prezioso ed irrinunciabile come l’acqua.

 

Emungere l’acqua per uso potabile da pozzi non contaminati, allacciarsi ad altri acquedotti o ad altri ambiti/bacini, come nel caso dell’uso irriguo del comparto agro-alimentare, per un plume inquinante che può ben definirsi “area vasta”, non cancellerà una contaminazione in essere e in espansione verso sud.

Un corpo che per vivere ha bisogno di un sistema esterno per la sopravvivenza è un corpo malato, non più certo considerabile come sano. Le conseguenze civili, sociali ed economiche di queste azioni scriteriate perpetrate negli anni, in una società moderna e maggiormente informata, hanno prezzi altissimi da pagare.

Esserne consapevoli, da cittadini e da amministratori, è solo il primo passo ineludibile di un nuovo cammino.

 

—–

 

Sembra quindi arrivato il momento di cogliere questa contingenza per progettare un futuro prossimo attraverso una rilettura di un recente passato.

Il XX° secolo, prescindendo in questa sede dai suoi aspetti tragici, è il secolo che della discontinuità ha fatto la sua più importante caratteristica.

Per la prima volta nella storia erano i figli che insegnavano ai padri come utilizzare tecnologie mai viste prima, e che permettevano cose impensabili. Talvolta, queste ”cose”, venivano  prodotte indipendentemente dal fatto che fossero utili o meno, la possibilità di fare ciò che era stato da sempre ritenuto impossibile ci ha reso ebbri della nostra potenza. E non si è badato tanto a consumi, rendimenti, inquinamenti, riflessioni sul nostro agire: si faceva perché si poteva.

E’ sicuramente arrivato il momento di riprogettare tutto: cosa, come e il perché.

Se possiamo ora imbarcarci in un nuovo ed entusiasmante rinascimento è solo perché c’è stato quel XX° secolo.

Quindi, nel caso PFAS, si può dire:

 

  • I rischi del trasporto di una sostanza così pericolosa come l’acido fluoridrico non sono più accettabili e se ne chiede una legislazione nazionale che ne impedisca il trasporto su gomma e su ferro.
  • La prosecuzione nella produzione di sostanze che sappiamo produrre ma non degradare non è ulteriormente praticabile. Siamo tranquillamente in grado di fare meglio.
  • Il realismo storico è questo. Il resto è ventesimo secolo.

 

“Gruppo Pianificazione del Territorio”

Esecutivo Provinciale del Partito Democratico di Vicenza

– Commissione Acqua –

 

 

Luigi Creazzo

Pietro Maria Furlan

Enrico Bruttomesso

Paolo De Zen

 

 

 

Share This Post