Documento sulla Banca Popolare di Vicenza

Premessa

La vicenda delle popolari Venete si rifletterà sull’economia locale e sulla vita di molte famiglie, purtroppo,  in maniera indelebile e profonda. Ne sconteranno i danni sia la nostra provincia sia più in generale tutto il territorio Veneto per un tempo ancora molto lungo.

Basta percorrere i fatti e dare un po’ di numeri, per rendersi conto ed avere una fotografia del disastro  che ha colpito e segnerà a tutti i livelli, sociale, economico, culturale Vicenza e tutto il Veneto.

  • 206.000 soci di cui 106.000 veneti e quasi 40.000 vicentini. Le famiglie vicentine interessate sono circa 35.000, una su dieci stando ai dati anagrafici, molte di più se si contano i legami parentali e gli effetti complessivi che la perdita di valore ha e avrà sull’intero sistema.
  • 11 miliardi sono le perdite di valore azionario (riferimento 2014) di cui 6,5 nel Veneto  e 3 nel solo vicentino.
  • 0.10 centesimi è il valore attuale delle azioni, (nel 1996 il valore era € 27,10, anno di inizio della presidenza Zonin; nel 2014  € 62,50).
  • 5407 il numero dei dipendenti al 30 giugno 2016 (mentre ora si parla di 2000 / 2500 esuberi).
  • Il livello dei consumi subirà in Veneto un calo compreso tra -0,27 e -0,35 % rispetto alla situazione in assenza degli effetti della crisi bancaria.
  • Il calo del PIL Veneto determinato dalla crisi dei sistemi Veneto Banca e BPVI subirà una riduzione compresa tra lo 0,13 e lo 0,16%
  • La perdita complessiva di stock di attività finanziarie  è pari a circa il 3,4% del PIL Veneto

 

Le Perdite sono soprattutto concentrate nelle province di Vicenza (44%) e di Treviso (33%).

 

Si tratta di numeri enormi, in un contesto già di crisi, che hanno eroso risparmi alle famiglie e colpito in misura più significativa le piccole imprese, con fatturato inferiore al milione di euro (80% delle imprese interessate).

 

Il Partito Democratico deve avere il coraggio della verità e della responsabilità, indicando alcune strade possibili e scegliendo da che parte stare. Se esistono responsabilità dirette degli amministratori queste dovranno essere perseguite dalla legge e per questo la scelta dell’azione di responsabilità ci vede concordi. E’ altresì evidente che non si possono far gravare su tutta la collettività le perdite di chi ha investito, perché le regole Europee lo vietano e perché si creerebbe un precedente ingiustificabile.

 

E’ inoltre fondamentale che si pongano al centro della riflessione e dell’azione della politica alcuni temi chiave sempre più al centro della discussione:

 

  • Quale il senso di “territorio” e di rapporto con il territorio per una Nuova Banca che parte dal concetto di “territorialità”?
  • Quale vocazione/missione per la futura banca derivante dalla fusione eventuale delle due popolari? E soprattutto quale sistema di governance?
  • Quale infine il rapporto tra azionisti e imprese e più in generale sul sistema creditizio in favore della piccola/micro impresa?

 

Per poter affrontare questi temi, delicati e complessi, è bene prima considerare i vari aspetti che hanno caratterizzato la storia delle due popolari venete, in particolare della BPVI, dai quali  evidentemente dipende anche la possibilità di individuare una possibile via d’uscita.

 

Storia e verità

E’ importante, per fare chiarezza e ripristinare un minimo di verità, dire a chiare lettere di chi sono le responsabilità della crisi della Banca Popolare di Vicenza senza nasconderci dietro all’azione di Governo che ha correttamente deciso di attuare quanto i mercati prima ancora dell’Europa ci chiedevano ovvero prima la trasformazione in spa e poi la quotazione in borsa, per trasparenza e regolarità di un mercato, quello bancario, profondamente segnato da scompensi e bilanci “truccati”. Questo processo ha fatto emergere una gestione opaca e spesso al di fuori della legalità come già le prime sentenze dimostrano.

L’operazione del fondo Atlante ha fatto in modo che la banca non fallisse, salvando correntisti e dipendenti, anche se già oggi questo appare insufficiente per portare la banca al di fuori della situazione di crisi in cui si trova.

 

Il sistema di potere che ha guidato la banca negli ultimi 20 anni ha gestito il consenso attraverso un sistema di capitalismo relazionale che ha consentito, anche in situazione di crisi, l’erogazione di prestiti in cambio di sostegno al vertice e alla banca attraverso la sottoscrizione di azioni.

 

Mentre il resto del mondo  bancario chiudeva  i rubinetti,  BPV prestava soldi e pretendeva in cambio l’acquisto di proprie azioni, con evidente intento di gonfiare il valore capitale e patrimoniale della banca stessa, senza le dovute garanzie e in tal modo gonfiando la banca dei famosi NPL, in pratica crediti deteriorati difficilmente esigibili oltre che di operazioni basate sui cosiddetti prestiti “baciati”: denaro in cambio di acquisto di azioni. Nel momento in cui gli istituti di credito e le banche quotate in borsa subivano perdite e vedevano scendere fortemente il valore delle loro azioni, la BPVI proponeva ai soci ancora aumenti di valore, già sproporzionalmente elevato rispetto alle proprie pari società quotate, in dimensioni e valore. A ciò si aggiunga che nelle possibilità di acquisto e di rivendita delle azioni non  tutti i clienti/soci sono stati trattati allo stesso modo con palesi e macroscopiche differenze di trattamento.

 

Vi sono stati poi nel tempo numerosi comportamenti che difficilmente sono comprensibili in un’ottica di buona gestione ed in particolare:

 

  • Si sono decisi livelli di compensi stratosferici sia al gruppo dirigente apicale sia ai membri del CDA e dello stesso presidente, successivamente progressivamente aumentati anche pochi mesi prima dello scoppio della crisi, quando il buon senso e l’etica avrebbero suggerito decisioni opposte.
  • Si è puntato esageratamente sulla crescita dimensionale acquistando sportelli in giro per l’Italia, pagandoli a caro prezzo, in una fase in cui tutte le banche stavano facendo il contrario ovvero razionalizzando la propria struttura e riducendo i costi a fronte di uno sviluppo delle banche online sempre più competitivo e diffuso.
  • Tali acquisizioni sono state fatte in aree dove l’economia vicentina non aveva specifici interessi ma in funzione di una crescita fine a sé stessa e poco comprensibile dal punto di vista industriale. Se vi sono altre motivazioni starà a chi indaga capirle e renderle chiare a tutti.

 

  • Si sono acquisite sedi di rappresentanza decisamente fuori misura (New York, Roma, Milano ecc.) – che oggi sono in via di chiusura – pagandole prezzi esagerati rispetto alle necessità della Popolare e sottoponendo il conto economico dell’Istituto a costi di manutenzione spropositati.
  • Mentre le quotazioni azionarie di tutti gli altri istituti scendevano vistosamente, per le note ragioni di congiuntura internazionale, il Cda della Popolare continuava a far crescere la quotazione delle proprie azioni dando l’impressione di un costante ed anomalo successo imprenditoriale quando tutti i dati di bilancio suggerivano il contrario

 

A ciò si aggiunga il fatto di alcune operazioni societarie che hanno riguardato il Presidente ed il suo patrimonio che hanno aumentato l’opacità di una conduzione più che ventennale portata avanti in prima persona e con un potere diretto, senza reali contrappesi, alla testa di una banca con tantissimi mezzi a disposizione, confermando ancora una volta che il ricambio è la migliore delle tutele che gli azionisti avevano a disposizione senza purtroppo mai esercitarla.

 

Responsabilità

 

Banca d’Italia e organi di vigilanza hanno fatto fino in fondo il proprio dovere?

Già nel 2001, nel corso di un’ispezione, la Banca d’Italia aveva sollevato il problema della procedura di determinazione del prezzo dell’azione, slegata da criteri oggettivi. A quell’ispezione fecero seguito delle sanzioni e una segnalazione alla magistratura. I fatti si ripetono uguali nel 2007-2008 con il medesimo esito: sanzioni alla banca e relazione alla magistratura. Nuovamente nel 2009 un’ispezione evidenzia  come il valore delle azioni non si sia adeguato alla perdita di reddittività della banca. Solo successivamente la Popolare ricorrerà a pareri terzi per sostenere comunque il valore molto elevato delle azioni.

Noi riteniamo che il protrarsi così a lungo di problemi gravi e la sostanziale mancata azione nei confronti dei vertici della banca sia una forte carenza dell’azione di controllo eseguito dalla Banca d’Italia. Una carenza che paghiamo a caro prezzo e sostanzialmente inaccettabile.

 

E’ evidente che il problema non era sconosciuto alla classe dirigente, in senso lato, della nostra provincia e anzi il sistema di “capitalismo relazionale” che coinvolgeva tutte le categorie economiche ha finito per fare finta di nulla ovviamente pensando che si potesse andare avanti all’infinito scambiando valori e rendimenti promessi con pratiche operative fatte per nascondere il reale stato di salute della banca.

 

La recente sentenza emessa dall’antitrust conferma un insieme di pratiche scorrette messe in piedi dalla Banca: consumatori costretti nei fatti a diventare soci per ottenere un mutuo agevolato in modo da finanziare le operazioni di aumento di capitale sociale svolte nel 2013 e nel 2014. Una pratica commerciale scorretta per la quale l’Antitrust ha sanzionato per un ammontare di 4 milioni e 500.000 euro Banca Popolare di Vicenza. L’Antitrust ha, inoltre, accertato che la Banca Popolare di Vicenza, obbligando i consumatori anche all’apertura di un conto corrente soci collegato al mutuo presso la stessa, ha posto in essere una pratica legante mutui-conti correnti vietata dal Codice del Consumo. La banca ha acquisito, quindi già in piena crisi, più di 43.000 nuovi soci nel biennio 2013-2014 ricorrendo a prassi illecite e con il valore delle azioni a 62,5 € .

Occorre quindi una vera azione di responsabilità per dare la possibilità  prima di tutto ai piccoli risparmiatori, quelli più deboli e all’oscuro  dei reali rischi che stavano assumendo, di avere evidenza di una giustizia che arriva a emettere sentenze e ad individuare responsabilità se vi sono, come sembrano esserci, da parte di chi ha guidato la banca in questi anni. Per questo noi chiediamo che gli eventuali recuperi e sanzioni derivanti dall’azione di responsabilità vengano destinati a rifondere, almeno in parte, piccoli azionisti e microimprese.

 

Giustizia

La giustizia deve fare  la sua parte. Bene il segnale che il Ministro ha dato durante la sua visita a Vicenza: ha garantito un potenziamento dell’organico del tribunale, che sicuramente è in sofferenza e squilibrato nei numeri, rispetto ad altre realtà italiane. Questa operazione potrebbe  aiutare i nostri magistrati ad istituire una sezione ad hoc, preparata e qualificata nell’affrontare le moltissime cause attese e  aperte dallo scandalo BPV. I tempi però devono essere brevi: il rischio della prescrizione è sempre presente, e sarebbe un ulteriore schiaffo per i cittadini truffati.

Anche se il ministero sembra avere fatto la sua parte, noi non possiamo non esprimere preoccupazione per tempi che si mostrano molto lunghi e per le stesse preoccupazioni espresse in una pubblica intervista da parte del Procuratore. Non è possibile trattare la questione Popolare come una normale vicenda, è un intero territorio ed il suo futuro che sono in causa.

 

Acquisto di credibilità e fiducia

 

Noi riteniamo che ci siano degli importanti aspetti preliminari e imprescindibili per la ricostruzione di un clima di fiducia e di credibilità:

  1. L’individuazione delle responsabilità degli enti di controllo e di sorveglianza che in questi anni hanno troppo passivamente esaminato i comportamenti delle popolari venete. La dimensione del disastro, il valore degli interessi in gioco giustificano secondo noi una attenta indagine anche da parte dei nostri parlamentari.
  2. La definizione e l’avvio dei tavoli di conciliazione spesso promessi ma non ancora avviati.
  3. L’avvio da parte dell’assemblea dei soci di BPVI dell’azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori, unica via per un completo e trasparente esame delle effettive responsabilità.

Il futuro

Le recenti dichiarazioni del nuovo presidente della banca Mion hanno indicato come possibile scenario di sviluppo la fusione con Veneto Banca. Questo evidentemente a fronte di una semestrale che mostra un ulteriore deterioramento dei conti della Banca e che obbliga a ipotizzare una drastica riduzione di costi prima di tutto attraverso tagli del personale prima di una successiva, necessaria, ricapitalizzazione. E’ evidente che una banca che non sta in piedi da sola non troverà mai fondi sufficienti se non dimostra di essere profittevole.

Tal ipotesi comporta purtroppo un drastico taglio di occupati stanti le palesi sovrapposizioni tra le due banche e la carenza, per entrambe, di effettivi e concreti piani di sviluppo tali da sostenere il numero attuale di dipendenti.

Il numero di cui si parla, come somma delle due banche, va dai 3000 ai 5000 lavoratori. E’ evidente che si tratta di un numero insostenibile per le due provincie (Treviso e Vicenza), in particolare per quanto ci riguarda per quella di Vicenza.

Riteniamo pertanto che sia imprescindibile, prima di discutere di qualsiasi numero, quanto segue:

  • Definire un piano industriale praticabile, coinvolgendo la parti sociali e che individui in particolare la visione futura, ovvero quale vocazione per la nuova banca sia effettivamente praticabile in un contesto europeo che sembra spingere verso le grandi concentrazioni da un lato e verso i micro-istituti locali tipo le banche di credito cooperativo dall’altro.
  • Individuare un adeguato pacchetto di ammortizzatori sociali in grado di attenuare l’impatto sui lavoratori e in particolare per i tanti per cui non sarà possibile restare nel medesimo settore, un efficace percorso di ri-qualificazione professionale.
  • Distribuire i sacrifici tra tutti i dipendenti attuando le forme possibili di contratti di solidarietà e istituendo tetti congrui agli stipendi del top management.

 

Altre proposte:

Oltre alle questioni e proposte  in precedenza indicate, il Partito intende altresi’ impegnarsi e sollecita Enti e Istituzioni per  individuare giusti strumenti  al fine di  ristorare risparmiatori raggirati e supportare piccole e micro imprese colpite dalla grave crisi della Banca e dalle azioni irregolari compiute nei loro confronti dalla Banca stessa.

  1. Esiste una legge  sul patrocinio gratuito, per i cittadini con reddito al di sotto di 11.500 € che garantisce  assistenza legale a spese dello stato; per questo ci attiveremo con gli ordini professionali per avviare una effettiva collaborazione in merito a questa possibilità.
  2. ISEE: la Regione Veneto, attraverso il  gruppo PD,  ha permesso il ricalcolo e una revisione dell’ISEE, per coloro che si sono visti azzerare il patrimonio e hanno calcolato ISEE su valori presunti.

 

  1. Banca etica : Anche le scelte dei risparmiatori devono essere guidate da una logica etica e di solidarietà, bene la proposta dell’ Onorevole Ginato , che ha fatto proposta di legge per garantire nelle scuole una formazione volta a creare cittadini formati e consapevoli nelle scelte di natura economico/finanziaria.
  2. Molte aziende, dopo la svalutazione delle azioni, si sono viste diminuire notevolmente il patrimonio con il  conseguente aumento delle perdite oltre al rischio di una riduzione dei fidi a fronte della svalutazione del patrimonio. A fronte di tali gravi problemi proponiamo:
  1. Il sostegno pubblico, regionale e statale, in varie forme ai consorzi fidi per sostenere le aziende sane in questa fase di difficile passaggio in cui si vedono azzerare parti che possono essere importanti del loro patrimonio;
  2. Che venga valutata a livello nazionale una norma che consenta alle aziende, esposte a tale problema, di spalmare le perdite in un numero di anni maggiore (3-5) così da attenuare l’impatto a livello di singolo bilancio.
  1. Warrant (certificato, buono o cedola che dà la facoltà di acquistare una determinata quantità di titoli ad una certa scadenza e ad un prezzo predeterminato,  magari gratuitamente per i soci della banca.

(Capire chi  garantirebbe questi warrant e su che basi -da approfondire)

  1. Proponiamo poi che il dividendo dei soci pubblici del fondo Atlante (che ha un obiettivo di rendimento del 6%) venga destinato almeno per il 50% a rifondere in quota parte i risparmiatori più colpiti sulla base dei redditi effettivamente loro disponibili.
  2. Affrancamento: (un meccanismo che permette di applicare la precedente aliquota fiscale  sui guadagni calcolati in base al prezzo in vigore) . Il governo potrebbe restituire i soldi percepiti grazie all’uso dell’affrancamento.

Conclusioni:

Infine, dal punto di vista più strettamente politico, il Partito Democratico intende avviare con tutti i suoi rappresentanti e amministratori una profonda analisi su alcuni temi, diventati evidenti dopo la crisi delle due banche ed in particolare:

 

  • la dimensione territoriale ante crisi oggi non ha più senso, molto più ragionevole è pensare ad una dimensione “metropolitana” regionale del sistema-banca; fondamentale , allora, che le istituzioni locali e regionali verifichino e sollecitino la disponibilità dell’imprenditoria Veneta, con capitali adeguati, concorrino a sostenere un  progetto di  banca .
  • una possibile vocazione per questa banca può essere quella del sostegno e del supporto al sistema manifatturiero veneto;
  • la governance di questo sistema va ripensata completamente ma non può più passare solamente attraverso le organizzazioni di categoria.

 

 

Partito Democratico provincia di Vicenza

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